Antonio De Lisa- Presagi (Corto teatrale)

Copertina finale Presagi

Antonio De Lisa- Presagi (Corto teatrale)

Personaggi

Attrice
Regista
Macbeth
Lady Macbeth


Primo micro-atto

Attrice–  “Qualcuno dice che tu sia un personaggio singolare e che te ne stia sempre da solo”.

Regista– “Ma questo lo fanno tutti gli uomini a meno che non siano ubriachi o ammalati o
che non abbian gambe”, per continuare nella citazione shakespeariana.

Attrice– Questo momento è elettrizzante per me, l’ho atteso a lungo.

Regista– Sì, ma ho molte cose da fare, le sarei grato se questa conversazione durasse il tempo di un caffè

Attrice–  Ho fatto un sogno prima di venire qui.

Regista– Pericolosi i sogni, segni di presagi.

Attrice– A parlare era una civetta.

Regista– Infatti, può succedere che le civette parlino nei sogni.

Attrice– Tre donne di venerabile età erano intente a tessere interminabili fili, alcuni, altri brevissimi. Ma il momento più bello è quando sei apparso tu.

Regista– Ci diamo del “tu”, e va bene … perché io?

Attrice– Forse perché avevo visto la sera prima un video di un tuo spettacolo, una messa in scena del Macbeth.

Regista– Ah, sì, “quel” Macbeth. Esperimenti (ed errori) di gioventù.

Attrice– Ho apprezzato il fatto che tu  abbia cercato di attenuarne la dimensione arcaica, mostrando i personaggi come intenti a sfuggire a un destino di morte, anche in scene di guerra, di lussuria e di sangue.

Regista– Interessante notazione critica.

Attrice– Non si studia invano.

Regista– Sì, ma ormai è esperienza passata.

Attrice– Non così come credi.

Regista– Credo, e so.

Attrice– Non è detta l’ultima parola. Tu sei l’unico a saper parlare della violenza, l’unico regista che la capisca e che riesca a scavare in Shakespeare come pochi su questo particolare argomento.

Regista– Avrei dovuto mettere in scena un Riccardo III, per accreditarmi questi meriti.

Attrice– Anche senza Riccardo III.

Regista– E comunque non mi riconosco particolari meriti.

Attrice– Sei scomparso dalle scene all’apice del successo, con un Troilo e Cressida maestoso e geniale, ma tu mi sei necessario. E’ necessario che tu ritorni.

Regista– Non ne ho nessuna voglia.

Attrice– A me interessa un teatro che torni a parlare della realtà del proprio tempo, anche magari ricorrendo a suggestioni antiche, proprio come faceva Shakespeare.

Regista– Il proprio tempo! Il teatro parla della realtà?

Attrice– Sotto specie di finzione. Il Riccardo III per raccontare il disordine del mondo attuale.

Regista– Ma io sarei più propenso, oggi e ammesso che ne abbia voglia, a ritrovare il mito.

Attrice– Quel grande drammaturgo è nel proprio tempo, lo scava da dentro e ce lo porge trasfigurato. Nelle sue opere poesia e storia si mescolano, questo è il senso del dramma.

Regista– Bello, ma discorso chiuso per me.

Attrice– Quando Shakespeare fa parlare Ulisse nel Troilo, cosa gli fa dire? “La forza toglierebbe il posto al diritto o piuttosto diritto o torto – frammezzo alla cui infinita tenzone risiede la giustizia – perderebbero il loro nome e la giustizia il suo: allora ogni cosa si risolverebbe in potere, potere in volere, volere in appetito e l’appetito, lupo universale, così doppiamente assecondato da volontà e potere farebbe di necessità una preda universale e alla fine divorerebbe se stesso”.

Regista– Non ho più così tanta fiducia nelle parole che illuminano.

Attrice– Tornerai, è scritto con i caratteri segreti dei presagi.

Regista–  Shakespeare mostra la violenza calcolatrice della guerra, che ha tuttavia un suo ordine. Nella vicenda del Troilo, per esempio, emergono questi due lati: quello calcolatore e quello brutale. Non ci vuole una grande arte a metterlo in scena, l’arte sta tutta in chi ha scritto quel testo.

Attrice– Più vado avanti e più mi accorgo della grandezza di Shakespeare. Ha saputo guardare dentro l’animo umano come pochi. Tu saprai portarmi su quella strada …

Regista– Quale strada? E, ora che ci penso: perché mi hai cercato, perché sei venuta qui, cosa vuoi da me?

Attrice– In Shakespeare trovi tutto, qualche volta anche te stessa, per questo non riesco a staccarmi. Ti ho cercato per questo.

Regista–  Io ho cercato di staccarmi, praticando molto intensamente il teatro shakespeariano, ma non sono andato molto lontano.

Attrice–  Si torna sempre a Shakespeare. Non si può eludere il tema della guerra, in Troilo esterna, in Macbeth interna. E’ quella la violenza da mettere in scena.

Regista– Violenza.

Attrice– Quelle tre donne di venerabile età mi parlavano della mia nuova occasione di successo.

Regista– Parola pericolosa.

Attrice– Quale?

Regista– Successo.

Attrice– Pericolosa e maledettamente attraente.

Regista– Potere, successo, cos’è che stai cercando di dirmi?

Silenzio


Secono micro-atto

Macbeth indossa un mantello nero, Lady Macbeth si sposta salendo su un alto sgabello e mettendosi di profilo

Lady Macbeth– Fa molto freddo a Inverness.

Macbeth– E la luna è tramontata.

Lady Macbeth– Fu lo stridere della civetta, la fatale annunziatrice che dà la più crudele buonanotte.

Macbeth– Un pugnale.

Lady Macbeth– Sicuro che sia un pugnale?

Macbeth– Forse è solo un pugnale immaginario.

Lady Macbeth– Un’allucinazione della mente.

Macbeth– Il pugnale di un cervello sconvolto dalla febbre.

Lady Macbeth– Non puoi eludere la sorte, sfuggire il momento.

Macbeth– Questo sembra più il tuo momento che il mio, mi sento uno strumento nelle tue mani.

Lady Macbeth– Tu l’hai già imboccata quella strada, sei tu che ti servi di me.

Macbeth– Quel pugnale che hai in mano. Sento una ridda di streghe.

Lady Macbeth– Madre, madri, presagi.

Macbeth– Troppo tristi presagi.

Lady Macbeth– Versi di civette.

Macbeth– Cantar di grilli.

Lady Macbeth– Odo quello che non vorrei sentire.

Macbeth– Sei tu che hai evocato i presagi.

Lady Macbeth– Per un destino più alto.

Macbeth– La gloria, il potere? Ci rinuncio.

Lady Macbeth– Troppo tardi. Siamo avvinghiati.

Macbeth– Sei terribile come una madre infelice, temibile come una ossessiva mater.

Lady Macbeth– Tua moglie, non mater.

Macbeth– Moglie-madre, ossessione ricorrente.

Lady Macbeth– Tu sei il figlio che dei tanti che ho avuto è il prediletto. Amen.

Macbeth– La parola che non riuscivo a dire.

Lady Macbeth– Non riuscivi a dire “Amen”?

Macbeth– Non riuscivo a pronunciare la fine.

Lady Macbeth– Infatti, questo è solo l’inizio.

Macbeth– Più non assaporerò il dolce conforto del sonno.

Lady Macbeth– Si fanno strani sogni durante il sonno, nobile Thane.

Macbeth– Specie se agitati.

Lady Macbeth– Ucciderai il sonno. A me i sogni parlano.

Macbeth – E a ciò si è aggiunta la profezia.

Lady Macbeth – Questi presagi sono per te, Cawdor.

Macbeth – Quali presagi? Qualcosa mi dice che perderò il sonno, che non avrò più sollievo, il potere in cambio del sollievo, l’ordine delle madri.

Lady Macbeth – Le mie mani sono del colore delle tue, uomo senza fermezza.

Macbeth– Non una parola mi dici, che sa d’amore.

Lady Macbeth– L’amore …

Macbeth– Le parole nominano più facilmente l’orrore, è vero.

Lady Macbeth– Conta l’azione, non il sentimento.

Macbeth– Terribile mater.

Lady Macbeth– Malcom, Banquo, Donalbano, sveglia, è l’ora della verità.

Macbeth– Terribile mater.

Lady Macbeth– Mater che ospita un delitto in casa sua. Amen.

Macbeth– Ci vuole un cuore per amare.

Lady Macbeth– Coraggio, non amore.

Macbeth– A conoscere il mio misfatto, vorrei non sapere più chi sono.


Terzo micro atto

Macbeth si spoglia delle vesti di Macbeth (il mantello) e torna nelle sembianze del primo micro-atto, Lady Macbeth scende dallo sgabello.

Regista– E’ stato interessante, ma ora possiamo finirla con questo gioco.

Attrice– Quale gioco?

Regista– Questo, di tornare a fare regie, a inscenare opere di drammaturghi del passato.

Attrice– Però, vedi quanta forza c’è nel dramma!

Regista– Potere, successo! Pericolosa quella forza.

Attrice– Perciò si diventa attori, per assaporare per un attimo quella forza.

Regista– O il successo?

Attrice– Sono inseparabili.

Regista– Ne resti imbrigliato, soggiogato dalla sua magia.

Attrice– Come nell’abisso di uno specchio.

Regista– Troppo a fondo.

Attrice– Ne vale la pena.

Regista– Non più.

Attrice– Me lo ricordo, sai. Quando comparivi, lo schizzatissimo regista del nuovo spettacolo teatrale della compagnia, sembrava che un fremito attraversasse il gruppo degli attori, alcuni vecchi, molti nuovi. Al solito, tu, tifoso di Usain Bolt, eri vestito completamente di nero, col solito sigaro toscano in bocca, l’aria da perenne incazzato.

Regista– Che fai, racconti il mio passato?

Attrice– Testimone diretta, avevo una particina da comparsa.

Regista– Ma dove, a Milano?

Attrice– Sì.

Regista– Ecco perché mi sembrava che avessi una faccia conosciuta.

Attrice– Non sei cambiato molto.

Regista– Solo invecchiato.

Attrice– I critici sostenevano che nel tuo teatro la musica fosse fondamentale.

Regista– Troppo buoni.

Attrice– Da qualche parte c’è scritto che il primo gruppo teatrale che hai fondato da giovane si chiamasse proprio “Teatro suono”. Ti sei laureato con una tesi su Adolphe Appia, giusto?

Regista– Certo

Attrice– E sostenevi che il regista abbia una dimensione simile a quella del compositore di musica.

Regista– La messa in scena in questa prospettiva può essere paragonata a una composizione musicale. E’ tutta una questione di ritmo.

Attrice– La digressione è fondamentale,  dicevi, allacciandoti le scarpe da jogging, mentre ti seguivamo di malavoglia, sbadigliando e imprecando (in silenzio). Ci portavi tutti nel parco vicino al teatro per una seduta di ventilazione. C’e chi sfoggiava tutine alla moda, altri delle cose che somigliavano a degli stracci. La mattinata prevedeva esercizi nel parco, il pomeriggio la visione dell’opera completa del regista lituano Eimuntas Nekrošius.

Regista– Forse non proprio completa, forse solo uno spezzone significativo.

Attrice– Ci volevi mostrare come ci si muove sulla scena.

Regista– Non dovevate necessariamente imitarlo, solo capire l’importanza di certi movimenti.

Attrice– L’ho capito in questi mesi, in questi anni, perciò sono qui.

Regista– Forse era meglio se non lo avessi capito.

Silenzio

Attrice– Li hai letti i giornali di oggi?

Regista– E’ da tempo che non leggo più giornali.

Attrice– Un altro dei tuoi rifiuti?

Regista– No, semplicemente noia.

Attrice– Bè, in effetti ..

Regista– Comunque, perché avrei dovuto leggerli?

Attrice– Erano settimane che aspettavo questo momento, l’orgoglio del trionfo, un fulmine che ha colpito l’albero designato.

Regista– Non ti seguo, Lady Macbeth.

Attrice– Tu stai per perdere qualcosa, io per conquistare l’illusorietà della veglia.

Regista– Illusorietà?

Attrice– Il successo è illusorio, una sfilata di lustrini, ma io ne ho bisogno.

Regista– Bisogno?

Attrice– Ai bisogni sono necessari gli strumenti per essere soddisfatti.

Regista– I tuoi strumenti sono perversi come i tuoi desideri.

Attrice (Inghiotte una pastiglia mentre pronuncia la battuta, con mano tremante) Può darsi, ma ora ho raggiunto la meta.

Regista(Indicando la scatola del farmaco) Riconosco quel farmaco …

Attrice– Ah, sì, allora anche tu?

Regista– Cioè, tutti questi discorsi per rivelarci a vicenda che siamo due pazienti?

Attrice– Non sarebbe male scambiarci i numeri di telefono dei due psichiatri.

Regista– Hai fatto il salto, una volta si andava dallo psicanalista.

Attrice– Bisogna aggiornarsi. Ti parlerò dei miei farmaci.

Silenzio

Regista– Ma che dicono, questi giornali che ti hanno tanto agitata?

Attrice– Parlano di te, del grande successo del tuo nuovo Macbeth, del suo trionfo e con esso della “mia” ascesa come attrice. Non usciremo da questo cerchio di sangue.

Regista– Il presagio.

Attrice– I presagi in sogno. Occorre prestare attenzione ai presagi.

Regista– Sentivo che non avrei dovuto farlo.

Attrice– Hai conquistato il regno.

Regista– Quale regno?

Attrice– Il regno del successo. L’unico regno possibile, oggi.

Regista– E perduta la calma. Con tutto il lavoro che ci ho messo, ho perso il sonno, ma non metaforicamente.

Silenzio

Attrice– Di successo parlava un solo giornale, tutti gli altri parlano di una caduta rovinosa.

Regista– Come?

Attrice– Lo spettacolo è riuscito solo nelle parole di un critico, gli altri, tutti addosso.

Regista– Quindi neanche il conforto del successo, a cui per un attimo mi ero abbandonato, trascinato dalle tue lusinghe. Potete riaccendere i riflettori, non dormiremo più.

FINE


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Bollino

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