Antonio De Lisa- Orizzonte meridiano (Copione)

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Antonio De Lisa- Orizzonte meridiano (Copione)


“Orizzonte meridiano” è uno spettacolo di teatro musicale. Il testo è in forma dialogata tra due personaggi, Francesco e Serena, due ingegneri chimici specializzati in disastri ambientali la cui storia d’amore è nata all’Ilva di Taranto e fortificata nel porto di Gioia tauro. Il tema riguarda la situazione di abbandono in cui vive il sud d’Italia. “Abbandono” perché la gente se ne va, “abbandono” perché nessuno si interessa più alle sorti di queste regioni. I primi a soffrirne sono i giovani, la cui unica ambizione è andarsene, emigrare, fuggire. Il concerto è pensato in forma spettacolare, con una Voce recitante e il complesso del Lost Orpheus, che si richiamano a vicenda. Relativamente alla musica del Lost Orpheus Ensemble, un critico ha parlato di Rock orfico, definizione che riguarda il modo di pensare e realizzare i pezzi da parte di questo gruppo, costruiti intorno a una serie di simbolici rimandi interni. I pezzi sono tutti originali, nei testi e negli arrangiamenti musicali. La musica risulta sempre accattivante, pur non rinunciando a un certo spessore compositivo.


PERSONAGGI

Narratore
Valerio
Serena
Silvia, amica di Valerio (solo al telefono)
Dott. Tiraboschi, Dirigente dell’azienda Cisparence Srl (solo al telefono)
Giornalista del canale Zeta News
Gerardo Sarachelli, amico potentino (anche Primo avventore)
Biagio Altezza, uomo di Malina (anche Secondo avventore)
Operaio del Pertusillo
Musicisti del gruppo “Ruins”


TESTO


I Movimento – Tonight

IL Narratore è già in scena quando si apre il sipario

Narratore– Valerio e Serena, i personaggi che stiamo per conoscere, sono ingegneri specializzati in disastri ambientali provocati da industrie chimiche o con impianti chimici ad alto rischio.

Questo è il racconto di un viaggio in regioni in bilico tra sviluppo e deserto. Solo la freschezza dello sguardo può restituire le sensazioni e gli incontri, senza pregiudizi e preconcetti, al di fuori di logiche di appartenenza.

Forse è anche il racconto di una crisi, la loro crisi di coppia. Quando hanno ricevuto l’incarico hanno riflettuto a lungo se accettarlo oppure no; accettarlo avrebbe significato viaggiare insieme. Poi hanno deciso che si poteva fare, anche se forse per l’ultima volta.

Entrano Serena e Valerio

Oltre ai loro due figli, Maria Luisa e Alessandro, li unisce la musica. Ogni tanto cantano insieme qualcosa di conosciuto. Si canta e ovviamente i Beatles fanno parte della partita. In particolare, quando cantano “Don’t Let Me Down” fanno a gara a pronunciare il “Don’t”, come una specie di “Jon’t”, “Jont Let Me Down”. E’ divertente cantare insieme, ci si vuole bene con poco. L’hanno fatto per anni, anche se ora un po’ meno. L’effetto sui passanti davanti alle camere d’albergo è placentare, quasi consolatorio, ogni tanto qualcuno si affaccia dentro a chiedere chi siano, cosa stiano facendo. Sembrerebbe evidente, ma rispondono con somma educazione.

La scena rappresenta un’automobile parcheggiata, in cui si accingono a entrare i due protagonisti

Valerio- Non vedevo l’ora di andare via da Tornia. Mi sentivo soffocare.

Serena–  Ho dormito male stanotte. L’aria di Tornia mi ha accolto con troppo ardore, ma in fondo la città non mi dispiace. Dicono che una volta se pescava un ottimo pesce.

Valerio–  Sarà perché eravamo all’interno dell’area critica …

Serena– Ti trovavi meglio a Gitaro?

Valerio– La differenza c’è.

Narratore- La loro, quella di Serena e di Valerio, è una strana storia, cominciata all’Ilva di Tornia e fiorita nel porto di Gitaro. A forza di viaggiare si sono trasformati da ingegneri a sociologi, quasi per forza di cose, per il semplice fatto di poter vedere il disastro in cui versa questa zona del paese …

Da qualche tempo un’ombra si è insinuata nel loro rapporto, rompendone l’equilibrio.

Valerio(Messaggiando con Silvia, un’amica milanese) Molti hanno descritto questi luoghi nei loro viaggi, ma erano visioni pittoresche e folkloriche, noi vorremmo fotografare la realtà di oggi, così come l’abbiamo sperimentata, per esempio nella regione di Lucus Vania, dove stiamo andando, la Lucus Vania di oggi, la Lucus Vania dello stabilimento Atos e del Metacentro di Ginavia.

Serena–  A chi scrivi?

Valerio– A Silvia.

Serena–  C’è proprio bisogno di farlo sotto i miei occhi?

Valerio– Perché, che cosa cambia?

Narratore- Sulla strada statale dell’Ager Valle sfrecciano le bisarche con le “auto” prodotte nello Stabilimento Atos di Lumina , dall’altra parte della regione, su strade tra filari di viti ordinatissimi e ben curati. Quando si attraversa un paese si vedono le tendine alle finestre, con qualche vaso di gerani.

Giornalista– La notizia del giorno riguarda il Lago Bellera. E’ stata avvistata una grande macchia oscura sulla superficie del Lago. Sono state allertate le autorità di vigilanza e sul posto si sono recati gli agenti dei vigili del fuoco. Si sospetta un inquinamento legato alle attività del Metacentro di Ginavia.

Narratore– Stanno andando verso il lago Bellera, al centro della Ager Valle,  in cui è stato scoperto il più grande giacimento petrolifero dell’Europa continentale, in un territorio che lascia indovinare antichi splendori magnogreci ma che appare ora diradato e disadorno. La Lucus Vania parla molti linguaggi.

MUSICA
01) Tonight


II Movimento – Petrolio

Narratore- Valerio e Serena hanno passato un periodo di lavoro all’ILVA di Tornia, ingaggiati da una ditta di bonifica ambientale. L’esperienza è stata dura e istruttiva a un tempo. Hanno potuto conoscere la realtà di una grande industria che sparge le sue polveri su un’intera città. Ora stanno per inoltrarsi in un’altra realtà, quella del petrolio lucano. La differenza è che il contesto in cui si estrae il petrolio è molto diverso da quello urbano di Tornia.

Serena– Bello questo profilo della costa che serpeggia accanto al mare tra ulivi e case non finite …

Valerio– Ho sentito parlare di questi luoghi, ci faremo una scappata uno di questi giorni.

Serena– Vedi l’uscita di Scanoza, non è il luogo dove pensavano di fare un luogo di stoccaggio di scorie nucleari?

Valerio– Penso di sì. Scanoza, il paese  dove il governo aveva deciso di seppellire le scorie nucleari, che vide una protesta di massa. Per il governo il deposito doveva essere un'”opera di difesa militare, di proprietà dello Stato” e avrebbe dovuto ospitare circa 80 mila metri cubi di scorie di II e III categoria, cioè con un tempo di vita di migliaia di anni, all’epoca custodite in depositi sparsi per l’Italia. L’operazione doveva essere gestita dal Commissario del governo generale Carlo Jean e realizzata dalla Sogin, società guidata dallo stesso generale Jean, con uno stanziamento previsto di 500.000 euro nel 2003 e poi 4,5 milioni l’anno per il 2004 e 2005.

Serena– Ricordo le cronache dei giornali. Scanoza, una scelta scellerata.

Valerio– Scanoza è al centro di un’ area di agricoltura intensiva e, da alcuni anni, di importanti investimenti turistici, in particolare, di alcuni villaggi e resort che nell’ ultima stagione hanno registrato decine di migliaia di presenze.

Serena– Sai proprio tutto.

Valerio– La vicenda mi colpì.

Serena– Anche me.

Valerio–  La decisione rientrò, ma ha lasciato il segno da queste parti.

Silenzio

Serena– D’estate deve essere bello fermarsi in un di questi lidi che si affacciano sul mare, ma i giornali parlano di inquinamento e ti passa la voglia al solo pensiero.

Valerio– Prima o poi me lo farò un bagno, un bagno sperimentale …

Serena– Non mi attira l’idea …

Valerio– Dove è finito il tuo spirito da pioniera?

Serena–  Volatilizzato. Ma dov’è questo lago?

Valerio–  Quale, il Lago Bellera? E’ a metà della valle … guarda questo paesaggio agreste, attraversato dai super-Tir che vanno a prendere il liquido prezioso. Secondo te, non portano ricchezza?

Serena–  Sembra che diventi ogni giorno più pestifero, tra grandi fiammate, così dicono gironali e ambientalisti …

Valerio– Forse è il prezzo del progresso per la Lucus Vania …

Silenzio

Serena–  Ci sono troppi super-Tir e  tu ti stai concedendo troppe licenze in deroga al codice della strada.

Valerio–  Quello che stiamo vedendo, da Gitaro a Tornia non riesco a decidere se è progresso o regresso.

Serena–  Mi piace attraversare queste strade, seguire il profilo di questo paesaggio della Lucus Vania …

Silenzio

Com’è il Metacentro di Ginavia, di cui tutti parlano?

Valerio-  L’intero complesso Metacentro di Ginavia occupa circa 180.000 metri quadrati. Nel Metacentro avviene il trattamento dell’olio qui convogliato per mezzo della rete di raccolta. Il fluido estratto dal giacimento e in arrivo al Centro è una miscela “multifase‘,
oleosa, acquosa e gassosa.

Serena–  Ho letto che il trattamento che avviene all’interno del Metacentro consiste nella separazione dell’olio estratto dal gas e dall’acqua di strato cui è associato, per poter esportare olio stabilizzato e gas.

Valerio–  Giusto! Dopo il trattamento si ottiene l’olio greggio stoccato in appositi serbatoi e quindi trasferito, tramite oleodotto, alla Raffineria Eni di Tornia per le successive lavorazioni; poi il gas naturale (metano), desolforato, disidratato e opportunamente condizionato, immesso tramite una stazione di pompaggio presente nel Metacentro nella rete di distribuzione nazionale Snam Rete Gas; infine l’acqua di strato, trattata all’interno del Centro al fine di eliminare i residui di idrocarburi e di gas e poi, per mezzo di una condotta interrata, inviata al pozzo reiniettore Costa Molina 2.

Serena– Qui viene reiniettata nel giacimento da cui era stata estratta insieme all’olio e al gas.

Narratore– Sistematisi in albergo a Ginavia, decidono di fare due passi, dare un’occhiata al paese, guardarsi intorno. Si fermano in un bar a prendere qualcosa e assistono a una conversazione tra due avventori che stanno giocando a tressette.

Primo avventore– … allora, quel tuo amico arabo di tua figlia? …

Secondo avventore– … è da tempo che mi chiedo cosa succederà quando quel filo si spezzerà …

Primo avventore– Riuscirai  a trovare un nuovo equilibrio o lo sommergerai con la sua disperazione?

Secondo avventore– E’ lei che è disperato, non io.

Primo avventore(Dando una sorsata a un bicchiere di vino)  Ieri mia nipote, che vive a Milano,  mi ha raccontato che in un pub una ragazzina, una bambina, ha scritto su una lavagna all’ingresso: “Datemi dei soldi, datemi la carta di credito che devo comprarmi l’i-phone”. Allucinante. Gli stiamo distruggendo il cervello, pensano solo alle cazzate, cazzate consumistiche …

Secondo avventore– Tutti ce l’abbiamo distrutto, questo cazzo di cervello …

Primo avventore– Ieri mi è capitata una cosa strana, strana almeno per me. Eravamo a Potenza. Ci siamo fermati in un locale di Slot Machine e ci è scattata un’insana curiosità. Qualche giro di slot non guasta. Abbiamo cominciato a perdere alle slot, in quel gioco brutale e cieco. Allora, abbiamo deciso di rifarci alla roulette elettronica. Ci siamo sistemati nella comoda poltrona e abbiamno cominciato a giocare, ma all’inizio non abbiamo capito  bene come funzionava la macchina e abbiamo perso. Poi abbiamo cominciato a vincere, ma un amico che mi accompagnava sosteneva che se si mettono cinque euro in una macchina da soldi bisogna farne almeno venti, se no non c’è partita e tante vale perderli tutti. Cosa che è avvenuta con impressionante precisione. I rari avventori ci guardavano come se fossimo degli animali rari. Nel locale c’era una zona fumatori. I rari avventori fumavano.

Giornalista– Ancora preoccupazioni per la grande macchia oscura avvistata sul Lago Bellera. Le autorità di controllo sono caute nelle dichiarazioni. E’ stato inviato un esposto alla magistratura e il procuratore ha aperto un fascicolo di indagine.

CANTO

02) Petrolio

E’ l’alba di un nuovo giorno
in Val d’Agri, ma sembra la fine,
tra nebbia, interruzioni, copertoni,
gallerie interminabili senza luce,
e fiumi di fumo di catrame bruciato.

I pesanti Tir vanno a prelevare petrolio,
una grande ricchezza che scorre in mani
di società multinazionali lontane,
lasciando sull’asfalto e sui campi scie
di chiazze inquinanti oleose e malsane.

Chorus
A noi tocca la fine per cancro.
le famiglie distrutte e i torti.
Ma tranquilli, egregi signori,
non daremo più fastidio,
fra poco saremo tutti morti.

Siamo nella Chernobyl lucana.
A nessuno importa che qui c’è gente
sull’orlo di un disastro ambientale.
Farà la fine dei propri nonni
in una nuova migrazione meridionale.

I paesi giacciono in fin di vita
e sul paesaggio tanto decantato
ma che è ormai solo un malato
neanche il cielo è più sincero,
chiazzato di offese e maltrattato.

Chorus
A noi tocca la fine per cancro.
le famiglie distrutte e i torti.
Ma tranquilli, egregi signori,
non daremo più fastidio,
fra poco saremo tutti morti.

Intorno al “Centro Oli” di Viggiano
non cresce più neanche una mela.
Era un terreno fertilissimo,
ci hanno buttato tanto veleno
da farlo diventare una discarica.

I contadini vendono i terreni,
non servono più a niente,
la storia delle generazioni svanita,
qui niente ha ormai più senso,
nemmeno forse la vita.

Chorus
A noi tocca la fine per cancro.
le famiglie distrutte e i torti.
Ma tranquilli, egregi signori,
non daremo più fastidio,
fra poco saremo tutti morti.


III Movimento- Calanchi

Valerio(Messaggiando con Silvia) Seguendo il percorso dell’Ager Valle, si incontra un susseguirsi spettacolare di cime, interrotte da valichi e passi. Da qui i monti iniziano a precipitare a picco sul mare, fino alla bella costa di Malina.

Serena– E’ sempre Silvia?

Valerio– Sì, Silvia.

Serena–  MA scende?

Valerio–  Penso di sì, è molto incuriosita da queste zone.

Serena–  In cinquanta metri tre bar, te ne sei accorto?

Valerio– Cosa?

Serena–  Mi colpiscono queste strane aree di sosta.

Valerio– Cos’hanno di strano?

Serena–  Non saprei dirlo, è una sensazione.

Valerio–  Forse perché qui è tutto sommerso, sotto traccia.

Serena–  E’ la diversità di questa regione che colpisce.

Valerio–  Forse solo il contrasto tra questo paesaggio montano e l’incredibile traffico di auto e camion, fanno a pugni, sono in contraddizione, non quadra.

Serena– Forse è così.

Narratore-  L’Ager Valle sta subendo una lenta metamorfosi. Questa era una delle più belle culle naturali della Lucus Vania, benché una parte di territorio  sia ora legato allo sfruttamento degli idrocarburi. Palazzi gentilizi, chiese e castelli medievali sono scrigni di storia, assieme ai santuari mariani e luoghi di fede legati all’antica transumanza.

Qui si snodava anche la via Herculea, tra la via Appia e la via Popilia.

Lungo questa strada, che tagliava la Basilicata da nord a sud, i Romani costruirono, sulla confluenza del torrente Sciàura con l’Agri, la città di Grumentum, nella prima metà del terzo secolo a.C.

Serena–  Mi sto affezionando al paesaggio della Lucus Vania, apparentemente verdeggiante e fertile …

Valerio–  Perché dici “apparentemente”? Non è dimostrato che ci siano infiltrazioni inquinanti …

Narratore– Sono arrivati nei pressi del Lago Bellera.

Escono dall’auto e fanno un giro sulle rive del lago, avvistando subito la grande macchia oscura che copre una superficie vastissima, molto più grande di quella che hanno inquadrato nel servizio televisivo. Non si capisce bene se è l’effetto delle alghe che affiorano sulla superficie o se si tratta di petrolio.

Serena–  Ma non la vedi quell’enorme macchia oscura sulla superficie del Lago Bellera? E’ lì, davanti a noi, sotto i nostri occhi …

Valerio–  Non è detto che dipenda dallo sversamento …

Serena–  E da cosa vuoi che dipenda?

Valerio–  Proviamo a inoltrarci verso l’interno, questo paesaggio di calanchi è bellissimo … Come si formano i calanchi, ne sai qualcosa?

Serena– I calanchi sono il risultato dell’erosione del terreno che si produce per l’effetto di dilavamento delle acque su rocce argillose degradate, con scarsa copertura vegetale e quindi poco protette dal ruscellamento.  Il paesaggio che si crea è aspro e suggestivo. E’ possibile osservare tutti gli stadi dell’evoluzione morfogenetica tipica delle argille, che conferiscono al paesaggio pregi naturalistici non comuni. Si hanno così sistemi di calanchi con creste sottili denominate a “Lama di coltello” che rappresentano uno stadio iniziale di erosione, e altre rotondeggiante chiamate “Biancane” o a “Dorso di elefante” che testimoniano forme erosive più mature. La disposizione dei calanchi dà vita a forme spettacolari: a spina di pesce, a raggiera o a pettine. Purtroppo l’area dei calanchi è sede di movimenti di masse (frane) che minacciano la stabilità i molti centri lucani.

Valerio–  Sei informata!

Serena-  Quando vado in un posto cerco di capire cosa troverò.

Narratore–  Quando ne ha voglia, alla fine della giornata, o anche prima, in ore pensose, sul ciglio di una strada, su un prato, Valerio prende la chitarra. E se la smiela come fa Chris Rea, col suo suono così bluesy, morbido, glissato, profondo. Ci gioca con la chitarra. Ha una vecchia Ibanez elettrica, niente a che vedere con le Fender Stratocaster che vanno per la maggiore, con quel manico vellutato come un romanzo erotico, ma va bene lo stesso.

MUSICA

03) Calanchi (strumentale)


IV Movimento – Notte di sortilegi

Narratore–  Giunti a Tozena,  li ha raggiunti Silvia, un’amica milanese di Valerio, era curiosa di vedere la Lucus Vania, ne aveva sentito parlare in tivù.

Hanno imboccato la strada di scorrimento veloce.

Si raccontano le ultime novità, visto che non ci vedevamo da tempo. Stanno andando a Malina, ma fa freddo, non potranno approfittare di saggiare le acque saporose e profonde di una natura selvaggia.

Il viaggio li porta all’altezza di una zona industriale appena alle porte di Tozena.

Valerio– In questa zona c’è il più alto numero di fabbriche chiuse dell’intera Lucus Vania. Un’enorme perdita di lavoro.

Narratore–  Il traffico è notevole, come mosche che non sanno più dove sbattere.  Si trovano dietro un grande pullman, col suo popolo di passeggeri.

Serena–  Hanno tutti la stessa tuta.

Valerio–  Sono vestiti uguali.

Serena–  Sembrano i membri di una squadra di calcio.

Valerio–  Operai dello Stabilimento Atos. Il viaggio è lungo.

Serena–  La barba non rasata, lo sguardo stanco. Le tute  chiazzate di macchie scure da meccanici.

Narratore– Lo Stabilimento Atos ha contribuito alla ripresa produttiva della FIAT a metà degli anni novanta e alla crescita delle sue quote di mercato in Europa. Il suo ruolo strategico sulla produttività italiana e del gruppo industriale lo ha avuto anche nel 2014 quando la Fiat ha deciso che due dei modelli più commerciali (ma soprattutto più destinati all’esportazione) del gruppo Fiat Chrysler Automobiles venissero prodotti in questo stabilimento: la Fiat 500X e il Jeep Renegade, che affiancano le linee produttive della Fiat Punto.

E’ incerto se la Lucus Vania abbia tratto veramente giovamento dall’insediamento industriale, è un fatto però che ci lavorano o cia hanno lavorato migliaia di operai.

Narratore– Un pullman  scarica gli operai dello Stabilimento Atos, gli operai FIAT, uno dopo l’altro, nelle aree di sosta dei distributori di benzina. Hanno disegnata sulla tuta la “P” di Punto che è la stilizzazione di un guidatore col volante. La Punto non si produce più, ma è romasta la tuta. Quelli che si vedono sono gli operai del turno di notte, entrano in fabbrica alle dieci di sera.

Valerio–  Gli operai dello Stabilimento Atos fanno una vita massacrante.

Serena–  Per poter restare devi accettare qualsiasi lavoro. O quello, o te ne vai. Lo spopolamento nel sud d’Italia è un dato strutturale. È in atto infatti un forte spopolamento dei comuni dell’entroterra, lo stiamo verificando ovunque.

Narratore–  SATA è la sigla dello stabilimento Fiat di Melfi, in provincia di Potenza. La SATA è uno dei più importanti stabilimenti della casa torinese, ed una delle fabbriche automobilistiche più produttive del mondo. Lo stabilimento, progettato dall’architetto Marco Visconti, fu costruito fra il 1991 ed il 1993,con un investimento coperto per quasi la metà da sovvenzioni statali.

Sulla Salerno-Reggio Calabria e poi sulla fondovalle del Noce.

Serena– Veramente non si capisce perché una regione che ha tante risorse naturali abbia sentito il bisogno di inaugurare una politica industriale di queste dimensioni … guardate questo paesaggio, non è fantastico?

Valerio– Non si vive solo di paesaggi … e poi non credo che siano stati gli abitanti della Lucus Vania a volere una politica industriale, piuttosto l’hanno subita, allo Stabilimento Atos come al Metacentro di Ginavia.

Incontrano un suonatore di sax

Narratore– Il golfo di Malina lancia prepotenti richiami con le sue onde splendenti come sirene. In piazza incontrano un uomo di una certa età che suona il sax sulle scalette di una casa.

Valerio– E così, lei suona il sax, così, da solo, con questo freddo …

Biagio Altezza– Ci provo

Valerio– Sembra che lei sia molto bravo.

Uomo di Maratea– Giudizio interessato.

Serena– Bello il suono del sax.

Biagio Altezza-  I sassofonisti che conosco, quelli veramente bravi, dicono che il sax può suonare dolcemente come un clarinetto, ma anche in maniera brutale come un trombone. Tutto dipende dal labbro, dalla sensibilità e dalla pressione del labbro per far vibrare un pezzo di canna. La musica, per quanto possa essere andata avanti, ha qualcosa di primitvo addosso, che le rimane attaccato. Un pezzo di canna. E le migliori si trovano al sud della Francia. Non è strano, che per far vibrare un assudo meccanismo di chiavi e chiavette ci voglia un pezzo di canna?

Silenzio

Serena – Curioso incontrala qui  …

Biagio Altezza– Fino a un certo punto

Serena– In che senso …

Biagio Altezza– In molti sensi … le cose a Malina non sono come appaiono…

Serena– E come sono?

Biagio Altezza– Difficile da dire … andate un po’ in giro, guardatevi intorno e lo capirete da soli … (rivolgendosi a Valerio) lei ama la musica?

Valerio– Mi piacevano i  i Rolling Stones. Un mio amico aveva tutti i dischi dei Rolling Stones e una cultura mostruosa su di loro. Ogni pezzo che riascolto è un pezzo di memoria dei nostri ascolti, dei nostri viaggi, delle nostre letture e delle nostre… avventure. “Let’s Spend The Night Together” lo gettonò in un bar durante un nostro viaggio in moto: io mettevo la moto, lui i dischi. Insieme, le ragazze. Il patto con il diavolo di Mick Jagger. Bisogna averle vissute certe scene di concerti. Per chi non c’era il rock è solo un’etichetta. Li senti e pensi: ma questi sanno suonare? Ovviamente no, con certi parametri, ma è musica con altre, più articolate, prospettive. E forse è questo quello che conta. Poi, c’è l’ambiance, l’ambiente. Perché si fa e si ascolta musica? Per stare insieme. Non c’è frontalità borghese. Piuttosto un’orizzantalità dove ciascuno fa quello che vuole. A me piacciono i pezzi veloci dei Rolling Stones. Veloci, pieni di energia, sessualmente deflagranti, socialmente devianti, insopportabili alle orecchie dei benpensanti.

Biagio Altezza– A me piaceva, piace Lou Reed. I suoi dischi si possono leggere come il Grande Racconto Americano, ogni album un capitolo, in ordine cronologico, l’ha detto lui stesso. Lou Reed ha inventato – con la fondamentale collaborazione di John Cale – un nuovo mondo musicale facendo collidere rock ed avanguardia in piena era “flower power”. Se musicalmente è partito dal doo -wop e dal Rock and roll, nei suoi testi la prima e più duratura influenza è quella del poeta Delmore Schwartz. A metà degli anni Sessanta incontrò il musicista gallese John Cale, violista di formazione classica che studiava col compositore minimalista La Monte Young. Nacquero i Primitives, nucleo essenziale di quelli che diventeranno poi i Velvet Underground. Era il 1967, gli altri inneggiavano a peace & love, lui recitava la sua ode all’eroina («it’s my wife and it’s my life», Heroin) e allo spacciatore («Ìm waiting for my man, got 26 dollars in my hand», Waitin for the man). La sua “Walk on the Wild Side” fu il manifesto di una generazione. Il Wild Side era praticamente un inferno:

Holly viene da Miami (Florida)
In autostop attraverso gli USA
Sfoltendo le sue sopracciglia per strada
Depilandosi le gambe lui diventò lei
Lei dice, Hey bambino
Fatti un giro nella zona selvaggia
Lei disse, hei dolcezza
Fatti un giro nella zona selvaggia

[ …]

Jackie é completamente fatta
Per un giorno pensava di essere James Dean
Allora ho capito che presto si sarebbe schiantata
Il Valium l’avrebbe aiutata
Diceva, Hey bambino
Fatti un giro nella zona selvaggia
Dicevo, Hey dolcezza
Fatti un giro nella zona selvaggia
E le ragazze di colore fanno do doo do doo…

Narratore– Nel bar c’è un enorme televisore ultrapiatto, che trasmette un servizio dal lago del Pertusillo. La notizia è arrivata nelle cronache nazionali e anche con un certo rilievo. Alcuni canali televisivi hanno mandato dei loro inviati con i relativi cine-operatori, che ora affollano le sponde del lago.

Giornalista- Giornata di interpellazioni alla Camera sulla vicenda della macchia scura sul lago del Pertusillo in Basilicata. Il deputato ha riferito di diverse manifestazioni di protesta che si starebbero preparando in zona per protestare contro i mancati controlli ambientali.

Valerio– Ma lei chi é?

Biagio Altezza– Ho una storia lunga da raccontare …

Narratore– Scende lenta la notte sul golfo, coprendo come una coperta. La giornata a Malina è stata splendida ma la notte è rischiarata dai violenti bagliori di un incendio sulla costa: ettari ed ettari di bosco di pendio che vanno in fumo, alimentando alte fiammate e una pioggia di lapilli. Sembra di stare alle pendici di un vulcano. Le acque sono lambite dalle fiamme, che sfiorano le rive, in un osceno connubio di elementi contrari, acqua e fuoco, cielo e inferno, dove la montagna calcarea incontra il mar Tirreno. Le pareti sono a strapiombo sul mare e presentano piccole insenature con spiagge ghiaiose. La vegetazione naturale che prevale è la macchia mediterranea. Sulle pareti calcaree su cui d’estate fiorisce la campanula azzurra e resistono piccoli esemplari di pino d’Aleppo, il fumo si annoda in mille volute travolgendo i fichi d’India e le agavi, dalle cui foglie coriacee si ricavano fibre tessili, e le buganville dalle spettacolari fioriture. I massi cadono sulla provinciale ostruendo il passaggio in un turbinio di polvere. I fuochi punteggiano la costa, come in una parata di festa, col mare sotto che ingrossa.

CANTO

04) Notte di sortilegi

Notte di sortilegi
cielo di fregi, sulla costa
fra raffiche impetuose di vento,
vento di terra che frena il mare,

vento che porta fuoco nel rogo
e incendia la notte di San Lorenzo,
vento che scuote
in una moltitudine di scintille,

fosca la notte nel fuoco dei fuochi
che dipinge di sue vampe
il mare atterrito. Le stelle perdono
la scena spaurite tra folate che rotolano

sassi in un groviglio di alberi allampati,
tra spire che vorticano come baccanti.
Fuoco che brucia nel caldo
vento che non tace.


V Movimento – Fast fud

Narratore-  Dopo aver lasciato Silvia nella stazione di Tozena Valerio e Serena si dirigono verso il Bed & Brekfast “Una casa per amico”  dove dovranno rimanere per le prossime tre notti. La sede centrale dell’azienda per cui lavorano, la Cisparence Srl,  è nella zona industriale del capoluogo di regione.

Serena– Torna direttamente a Milano?

Valerio– No, credo che si fermi a Roma, per un convegno di psicologi.

Narratore– Silvia fa l’esperienza  delle ferrovie dell’interno – e la racconta via chat. Non ha potuto prendere il Frecciarossa, si deve accontentare un trenino lento e malmesso, che la porta verso Salerno, per una coincidenza. Esperienze di questo genere Silvia le ha lette solo sui libri.

I viaggi  nella Lucus Vania  mimano eterni sospiri pazienti su strapuntini erranti e senza gloria di corriere scotellariane e contadine, con panini avvolti nei fazzoletti, in pesanti atmosfere da rifugio sotterraneo. Le vicissitudini della cronaca spingono continuamente questa regione dentro e fuori dalla storia.

Valerio si avvolge nei suoi auricolari che trasmettono la musica maledetta di John Campbell, le mani affondate nel cappotto, l’umore al nero. C’è pochissima gente per strada, frettolosa e scostante.

Serena– Sai che mi è venuta voglia di tornare in Sicilia?

Valerio– Prende anche me questa voglia, ogni tanto …

Qualcuno ha detto a Valerio che c’è un locale in un rione periferico di Tozena che da poco ha ripreso a fare musica. La coppia vi si avvia. Nel parcheggio sono posteggiate vetture d’epoca, c’è anche un pulmino Wolkswagen, davanti a cui Francesco esibisce un gesto antico. Entrano, cercando del proprietario. Si alza da una poltrona una signora dalla recente messa in piega. Era seduta accanto a una stufa, dall’aria non regolamentare. Spiega che in quel locale non si fa affatto musica. I rari avventori si esibiscono in una lenta manducazione; nei piatti hanno qualcosa che ha tutta l’aria di essere uno stufato. Ci deve essere un errore, spiega la signora e questo è dolorosamente evidente.

Valerio– E ogni tanto mi viene anche voglia di andarmene all’estero …

Serena– Dove?

Valerio– In un posto qualsiasi …

Narratore– Nella notte tozenica una figura solca la via centrale con uno skateboard. Ha le lacrime agli occhi per il freddo. Fende la notte del lungo inverno potentino, nella desolata solitudine dell’ora.

Non è tardi, ma a quest’ora d’inverno si vedono in giro solo ubriaconi, avventori perdigiorno del Caffè centrale, venditori ambulanti. Gente che si fa scorrere il giorno addosso. Le stesse persone che trovi alle sette di mattina. Le persone perbene stanno al caldo, intorno al desco, davanti alla televisione. Chiusi.

Sotto i portici del centro un uomo si accende una sigaretta guardandoli con interesse ma in maniera un poco insistente.

Valerio– Guardate sempre così gli stranieri da queste parti?

Gerardo Sarachelli– Allora, siete stranieri?

Valerio– Sì.

Gerardo Sarachelli– E di dove?

Serena– Siciliani.

Gerardo Sarachelli– Siciliani di dove?

Serena– Siracusa.

Gerardo Sarachelli– Bella, come tutta la Sicilia …

Serena– La conosce?

Gerardo Sarachelli- In tempi migliori ho molto girato, in moto … A Siracusa una volta mi sono fermato in un albergo da cui si vedeva il porto … Avevo una Guzzi, una bella moto …

Valerio– Girare in moto è una cosa che mi sarebbe piaciuto moltissimo fare ma non sono mai riuscito a fare …

Gerardo Sarachelli– Non ci vuole molto, basta avere una moto …

Valerio– Eh, già …

Gerardo Sarachelli– E’ un ottimo rimedio contro lo stress, per evadere dalla vita di provincia, per respirare …

Valerio– E’ sempre strano accorgersi dello stess accumulato senza averne consapevolezza. E’ un errore che faccio sempre: parto in quarta appena vado in vacanza, con le cose che volevo fare e che non avevo tempo per portare a compimento, salvo accorgermi che sono stanco morto, che non riesco a muovere un dito. Entro in uno stato di trance

Gearado Sarachelli– Lei è un uomo intelligente, ma anche molto infelice …

Valerio– Da che cosa lo capisce?

Gerardo Sarachelli– Non si dice in giro che gli abitanti della Lucus Vania sono tutti un po’ maghi e stregoni?

Valerio– Lei è un mago?

Gerardo Sarachelli– Non si fanno queste domande nella notte di Tozena …

Narratore– Al rientro in camera Valerio accende la televisione, che sembra monopolizzata da un unico argomento: viene prima la notizia del Lago Bellaria che le esternazioni di Donald Trump.

Giornalista– Degenerate in episodi di violenza le manifestazioni contro l’inquinamento del Lago Bellaria. La zona è presidiata da forze di polizia e carabinieri. L’accesso al lago è vietato per chiunque non dimostri di possedere un’esplicita autorizzazione.

CANTO

05) Fast fud

Lento il treno solca
le vallate lucane,
indolente e sonnacchioso,
ogni fermata uno sbadiglio.
Il sole ha il tepore di vacanze sospese;
lunghe misteriose epocali
le fermate alle stazioncine locali.

Tra i quattro che giocano a tressette
c’è il solito imbroglione e pure incazzato
che urla parole, parole a caso
sul mesto panorama desolato.
Non c’è neanche chi vende panini
e il cesso è puzzolente e sfasciato.

Quando sale il controllore a Sicignano
s’imbuca l’abituale clandestino
il ferroviere ne ha già viste di ogni colore
chiude gli occhi e si asciuga il sudore
in un treno che stenta a decollare.

Quando vedi il Sele vuol dire che sei
quasi a Eboli, nei pressi di Salerno,
lì dove si era fermato il padreterno.
A Battipaglia c’era
un negozietto di sfogliatelle,
calde e untuose come un dolce messicano,
ora al suo posto c’è un fast fud americano.


VI Movimento – Bocconiana

Narratore- Nel Bed & Brekfats di Tozena i due ingeneri sono accompagnati dal dolce ronzio di un canestro per la spesa che esibisce glorioso la vertigine di una gru da cortile, indifferente al suo carico di melanzane. Quest’alberghetto ospita una comunità discretamente cosmopolita, solo l’ascensore sembra una prigione dell’Isis.

Valerio si sente come  un ulisside inchiodato al suo tavolino da lavoro, impegnato con una lingua indecifrabile e arcana.

Una signorina lievemente obesa e tutta vestita di nero gioca a nascondino con l’ascensore a vista del palazzo di fronte, poi si cheta, salendo scaloni che come minimo risalgono al milleottocento. Qui i cortili interni sono tutta una famiglia; Valerio riceve parecchi saluti quando si affaccia a fumare. Dai meandri del cortile emerge una musica strana che volteggia inquieta nell’aria attraversata da un’alone di foschia.

Squilla il telefono

Valerio (Parlando al cellulare col Dott. Tiraboschi) Sì, dottore, abbiamo visitato i due stabilimenti che ci diceva … come? … non sono in buone condizioni, si richiede un intervento urgente di bonifica, come le ho scritto sul rapporto … ma la vera questione riguarda il lago del Pertusillo: è stata avvistata un’enorme macchia oscura che sta destando serie preoccupazioni ambientali …. come dice? … sì, certo, la terremo informata in tempo reale …

Narratore– La figlia della proprietaria oggi è partita per Milano e la madre ne ha fatto un dramma.

Milano è lontana, ora vedrà la figlia a Natale e Pasqua. E poi, le spese. Ma non c’è stato niente da fare, è voluta andare a Milano, alla Bocconi. Chi rimane indietro è uno sfigato, ha detto.

I due si perdono pigramente dietro a racconti di preparazione del pasto della sera, minuziosi ed eruditi: qualcuno ha a cena una parente.

Nel cortile tutte le finestre sono aperte, ascoltano inascoltati i discorsi di tutti, di chi prepara qualcosa in bagnomaria e di chi sta vincendo una partita a tressette.

In una notturna Potenza nebbiosa e assonnata Valerio esce per fare una passeggiata in centro. Si massaggia lo stomaco, il quale rischia di collassare sotto il peso dello sgranocchio randomatico e irregolare di questi giorni (e anche dell’alcol, se è per questo). Serena quando è assonnata è temibile, può rompere qualsiasi cosa incontri sul suo cammino.

Valerio(Parlando con Silvia al cellulare) No, non penso che si sia offesa per la tua visita … Serena è un po’ scontrosa in questo periodo, ma capisce la situazione … penso che soffra soprattutto per nostro figlio Alessandro … non lo so quando ci rivedremo …

Narratore– Cullati nel dolce conformismo di provincia, le imminenti vacanze di Natale assumono contorni lirici. Il ricongiungimento familiare di chi è fuori per studio consiste in una rapida comparsata nel pranzo di famiglia e per il resto fuori con le amiche e gli amici a tessere nuove trame; a lavare la biancheria sporca ci pensa la mammina, che è tanto contenta quando si può risentire di nuovo e finalmente necessaria.

Gli impiegati dei numerosi uffici (ci sono solo uffici a Potenza) smettono per un momento di  fare pettegolezzi sulle pratiche sessuali dei colleghi o magari sul costoso vestiario della moglie del capufficio. Molti insegnanti possono godersi in pace gli effetti salutari degli psicofarmaci, senza misurare le dosi, con lunghe dormite sulla poltrona davanti alla tele e interminabili sogni di riscatto.

Sul giornale locale hanno scorto l’annuncio di un concerto in un locale della città, a cui decidono di aderire per mancanza di meglio.

Stasera sono di scena i “Ruins” al Pipistrello, nell’umida periferia di Tozena.  Il locale è piccolo e stipato fino all’inverosimile. I “Ruins” sparano una musica ad altissimo volume in una specie di metal pestatissimo, mentre qualcuno sta spiegando a una tizia chi era Lemmy dei Motörhead. Valerio e Serena sono a pochi centimetri da uno degli amplificatori, intontiti dal frastuono, ma i “Ruins” sono abbastanza bravi. Nel locale c’è tutta la Potenza giovanile e vagamente alternativa. Il gruppo è salutato da un fracco di gente. La Potenza rockettara li riconosce come propri membri, sono i “Ruins” a non ritenersi rockettari tout court, ma non fa nessuna differenza.

Valerio– Non male questi “Ruins” ma forse un po’ troppo rumorosi …

Serena– Era il locale ad essere piccolo …

In piazza incontrano Gerardo Sarachelli

Valerio– Buona sera, signor Sarachelli …

Gerardo Sarachelli– Buona sera a voi, che fate di bello?

Valerio– Siamo stati a un concertod dei “Ruins”, li conosce?

Gerardo Sarachelli– Certo che li conosco …

Valerio – Non male … ma com’è la vita musicale di questa città?

Gerardo Sarachelli– In tutto questo mare di noia e di perbenismo ve lo immaginate come sono visti i “Ruins” o i musicisti che pretendono di dire qualcosa di nuovo? Forse non ci vuole molta fantasia. Sono considerati peggio del demonio, peccatori incalliti, trasgressori della morale pubblica, anarcoidi, comunisti, delinquenti, fuorilegge. Fanno troppa musica originale, non scopiazzano cover di musicisti famosi. Dicono troppe cose nei loro testi. Un vero lucano dovrebbe avere sempre il sorriso sulle labbra e dire che tutto va bene, se no fa scappare i turisti; i “Ruins” parlano invece di rovine lucane, sono dei veri disfattisti.

CANTO

06) Bocconiana

Sei bella, tosta e tutta in nero ora.
Al pensiero del tuo amore alla deriva
ti batte quel maledetto cuore ancora
e per ripicca ti vesti come una diva.

Metti insieme a caso happy hour
e ormoni col sapore dei soldoni
ma sembri molto giù in questo tour,
anche tutta “discoteche e Bocconi”.

Chorus
Mentre citi l’economia di mercato
e ti chiedi “l’amore che cos’è?”
versi lacrime di dolore insensato
ma è quell’amore che ora non c’è.

T’ho visto a lezione piegata e mesta
sullo smart del tuo amore andato a male,
una selfie strappata in una patetica festa
fatta durante le vacanze di Natale.

Hai troncato la tua adolescenza
e ora che da lontano guardi i messaggi
a novecento chilometri di distanza
capisci cos’è la visione dei miraggi.

Chorus
Mentre citi l’economia di mercato
e ti chiedi “l’amore che cos’è?”
versi lacrime di dolore insensato
ma è quell’amore che ora non c’è.

Ora sei sola nei tuoi vestiti a tiro,
studi in una città molto molto su
-anche se c’è qualcuno che ti prende in giro –
ma ormai non ci credi nemmeno tu.

Chorus
Mentre citi l’economia di mercato
e ti chiedi “l’amore che cos’è?”
versi lacrime di dolore insensato
ma è quell’amore che ora non c’è.


VII Movimento- Oil Trip SS 598

Narratore- E’ il momento di tornare verso Taranto e poi da lì, verso Gioia Tauro, non prima di aver fatto una visita di controllo al Lago Bellaria. Le informazioni fornite dai due ingegneri sono valse alla ditta Cisparence Srl una menzione da parte del deputato che alla Camera ha sollevato la questione dell’emergenza ambientale.

Il cerchio delle ispezioni sta per chiudersi. Sta per concludersi il viaggio di Francesco e Serena in Basilicata. Le strade sono deserte. La stanchezza ha raggiunto livelli di guardia. La lancetta è costantemente sul rosso. Il paesaggio sta cambiando. Fa molto freddo in Basilicata e la luna è tramontata.

Valerio(Rispondendo al cellulare) Prego, Dott. Tiraboschi, mi dica … Stiamo appunto andando a controllare la situazione al lago del Pertusillo … siamo sicuri di quello che abbiamo scritto nella relazione, può tranquillamente passarla alla stampa … grazie, a risentirci …

Narratore– Valerio mette la musica “a palla” e lancia l’auto verso l’orizzonte. Ma si deve fermare per un bisogno urgente, inzaccherandosi fino al ginocchio nel lembo di terra adiacente alla piazzola di sosta in cui si è inoltrato. La situazione raggiunge rapidamente i vertici del disastroso. Non resta che andare verso la macchina. Sta nettando il fango dalle scarpe su un cespuglio di erba verdissima, quando sente grida di allarme che provengono dai pressi della macchina. Serena urla che sta per essere aggredita da un branco di cani.

L’auto guadagna rapidamente la salvezza mentre il cielo si apre in un diluvio biblico. La strada è dissestata come un tratturo di campagna. La nebbia fittissima, che lentamente si dirada nel dedalo delle strade che non portano a nulla. L’orizzonte si distende, appiattendosi, la Puglia non è lontana.

L’ultima ispezione è nell’impianto del Lago Bellaria.

Operaio del Pertusillo– Ingegnere, questa è la situazione, non possiamo farci niente …

Valerio– Lo vedo, ma non denunciate la situazione …

Operaio del Pertusillo– Quale situazione?

Valerio– Non la vede quella enorme seconda macchia scura che avanza laggiù?

Operaio del Pertusillo– Non sono mica cieco …

Valerio– E allora?

Operaio del Pertusillo– Ingegnere, se perdiamo questo posto, nessuno ce ne darà un altro …

Valerio– Ma è una situazione a rischio …

Operaio del Pertusillo– E correremo il rischio …

CANTO

07) Oil Trip SS 598

E’ verde questa valle,
più verde delle mie speranze,
ma non me la conta giusta
questa esse esse cinque nove otto.

Non si vede quello che c’è sotto,
tra i prati e le colline
e speriamo che presto
non diventi rosso.

Rosso come i tumori in seno,
rosso come queste fiamme,
vampate che spengono il cielo
nei pressi del Centro Olio.

Esse esse cinque nove otto,
qualcosa si muove qua sotto.
Sta per piovere a dirotto
Esse esse cinque nove otto,

Si erge come una centrale
nucleare nel deserto,
questa cattedrale
alle soglie dell’inferno.

Se si inquinano le falde
qui saranno dolori per tutti,
ammalano l’acqua,
inquinano il domani.

Quanto ci vuole per far diventare
nero tutto ciò, come il petrolio?
Nero come il senso di colpa,
di un consiglio di amministrazione?

Esse esse cinque nove otto,
qualcosa si muove qua sotto.
Sta per piovere a dirotto
e va tutto a quarantotto.


VIII Movimento – Ruins

Narratore– Nessun Tir sulla SS598, solo qualche raro passante. Fra poco, probabilmente, le strade si riempiranno di vacanzieri di Natale.

Quando la coppia attraversa la soglia del bar che troneggia al centro della piazzola di sosta, sembra un branco di briganti scesi dalle montagne, con i pantaloni e le scarpe pieni di fango, che ora va asciugandosi e quindi ha cambiato colore, è più chiaro. Francesco è guardato un po’ con sospetto dagli avventori del bar. Serena sta facendo una telefonata “riservata”.

Tommaso le poggia una mano sulla sua. Forse l’alcol, forse qualcos’altro.

Serena– Come mai una bellissima donna come Silvia non è impegnata con qualcuno?

Valerio– Lo è stata, fino all’anno scorso … hanno rotto malamente … Un attore … Una storia dolorosa.

Serena– Capisco. Perciò ha paura di dormire?

Valerio– Forse.

Narratore– Il toast preso a volo nella stazione di servizio è troppo bruciato.

Serena– Ma fammi capire, non si corica proprio?

Valerio– No, non nel letto. Riesce a fare qualche ora di sonno seduto in poltrona, con la testa diritta … ha paura di non svegliarmi la mattina dopo … o forse è un desiderio …

Serena– Desiderio?

Valerio– Forse è un desiderio inconscio.

Serena– Non sei un po’ troppo fissato con la psicoanalisi?

Valerio– Sto ore in chat a parlare con un mio psichiatra, mi racconta quello che succede di giorno nel suo reparto, dice che così mi prapara a familiarizzarmi con l’ambiente in cui presto mi ospiteranno …

Serena– Non mi sembra un cosa simpatica.

Valerio– Un lacaniano.

Serena– Non cambia la prospettiva.

Valerio– Mi vuole bene, mi viene a trovare in piena notte … in chat … Sei bellissima, più ti guardo e più mi sembri bella.

Serena– Grazie.

Valerio– Dio, quanto sei bella.

Serena– E’ il vino.

Valerio– Il vino?

Serena– E’ il vino che ti ispira.

Valerio– No.

Serena– Il vino.

Valerio– No, sei tu che mi ispiri.

Serena– Sapessi quanto mi ispiri tu. Geniale. Antipatico. Innovativo. Scostante. Dimmi che non è vero.

Valerio– Che cosa non dovrebbe essere vero?

Serena– Che in tutto questo squallore si aggira uno come te.

CANTO

08) Ruins               

Sono le nostre rovine
a venirci dietro meste,
sembriamo sepolcri al confine,
i giovani scappano da tale peste.

Non si vede più nemmeno
un’idea rimasta in piedi
– sotto c’è veleno nel terreno –

solo televisioni e leccapiedi.

Chorus
Questo paese
come si è ridotto?
Vive con poco,
un po’ razzista e un po’ bigotto.

La vita culturale scadente,
fra deragliamenti e frane,
libri e libri sospesi sul niente,
tutti a procurare grane su grane.

Gli operai per malasorte
sono tornati contadini.
Questo precariato sa di morte
tra il mare e gli Appennini.

Chorus
Questo paese
come si è ridotto?
Vive con poco,
un po’ razzista e un po’ bigotto.

Il chiacchiericcio inconcludente
fra talk show e serate mondane,
fiumi di parole che dicono niente,
solo da noi le cose sono così strane.

Non si assume più nessuno,
migliaia di giovani sono a spasso,
la laurea procura digiuno

non insegna l’arte del furto con scasso.

Chorus
Questo paese
come si è ridotto?
Vive con poco,
un po’ razzista e un po’ bigotto.


IX Movimento- Senza di te

Valerio- (Seduto a un tavolo) Non ce la faccio più …

Serena-  (Frugando nella borsetta) Come hai detto?

Valerio-  Vedi, non riesci più nemmeno ad ascoltarmi …

Serena-  Non capisco, parla pù forte …

Valerio- Quando torna Maria Luisa, ne sai qualcosa? E’ ancora in giro con quell’amico inglese?

Serena-  Suppongo di sì…

Valerio-  Mi stavi dicendo di nostra figlia.

Serena-  Credo che ora siano a Venezia, volevano fare un giro, prima di venire a trovarci …

Valerio-  Pensi che sia una buona idea?

Serena- Quale?

Valerio- Quella di venire a trovarci …

Serena-  Gesù, Valerio, è nostra figlia!

Valerio-  Sai cosa c’è?

Serena-  No, cosa?

Valerio-  E’ che mi vergogno …

Serena-  Per via di Alessandro …

Narratore– Alessandro è l’altro figlio, in cura presso una comunità terapeutica per tossicodipendenza.

Valerio-  Sì, forse … più in generale per questa dimesione di degrado.

Serena- Come hai detto? Prova a parlare più forte …

Narratore–  Valerio apre il cellulare e si immerge nella visione del suo film preferito, “1408”, un film del 2007 diretto da Mikael Håfström con John Cusack, Samuel L. Jackson e Mary McCormack. Il film è tratto dall’omonimo breve racconto di Stephen King incluso nella raccolta “Tutto è fatidico”. “Non è che quello che vedo non sia reale, è che non è reale quanto sembra”, dice il protagonista, Mike Enslin che entra in una stanza in cui non dovrebbe entrare, in cui sul display di un apparecchio parte un conto alla rovescia di 60 minuti, che coincide con la prima di una serie di sconvolgenti allucinazioni, che aumenteranno di “potenza”, ogni minuto che passa e alla fine porteranno Mike Enslin a vivere la notte più terrificante della sua vita.

Serena(Avvicinandosi con un tramezzino in mano) Mi spieghi cosa ci trovi in quel film?

Valerio–  E’ uno strano film tratto da uno strano racconto, pieno di citazioni tratte dal mondo del noir. A un certo punto si vede la scritta ‘Psycho’, ‘Dolphin Hotel’ è stato scelto da King in riferimento al Dolphin Hotel presente in alcune opere dello scrittore giapponese Murakami Haruki (Sotto il segno della pecora, Dance Dance Dance), senza contare la numerologia. Mi piace tantissimo.

Serena– Ricevuto (dice e si allontana mordicchiando il suo tramezzino).

MUSICA

09) Senza di te (strumentale)


X Movimento- Due derive

Serena– Sai che in fondo non mi è dispiaciuto questo viaggio …

Valerio– Anche a me non è dispiaciuto.

Serena– Non conoscevo questa regione, è stata una scoperta interessante …

Valerio–  Tra le valli e i monti della Lucus Vania si nascondono ricchezze inesplorate, storia, cultura, paesaggio. Pochi si avventurano da queste parti, magari per aver visto un film. Gli abitanti della Lucus Vania sono ritrosi, non amano fare pubblicità, non amano mettersi in mostra. Li celano quasi i loro tesori. Ma Valerio e Serena hanno potuto intravedere qualcosa di questa ricchezza, lenitiva delle loro pene d’amore. Stanno bene insieme, ma non si riconoscono più. Ma forse qualcosa può rinascere, se ciascuno dei due mette da parte crucci e problemi.

Narratore– Il cielo è scuro di pioggia e di neve, le strade bagnate, l’aria di quel freddo particolare prodotto dall’umidità.

Nevica. I fiocchi frastornano l’aria, sospendendo i confini tra cielo e terra. Serena saltella nel biancore come un uccellino, Valerio fissa l’orizzonte.

MUSICA

10) Due derive

Siamo come due derive
che fendono il vento che arriva
dal mare nell’ora sonora
del silenzio e del tramonto.

Vi affondiamo incuranti dell’ora;
ma io non vorrei
essere in nessun altro posto
con nessun’altra persona.

In nessuna altra memoria.
Con nessun’altra fermare il tempo,
dire addio alla storia.

 

Narratore–  Ora è la  nebbia ad avvolgere il paesaggio, come uno stato d’animo. Quando si dirada si comincia a vedere il sole, proprio sotto le cime di monti lontani, che si scorgono in lontananza. Un’immagine di sfolgorante bellezza …

FINE


Indice delle musiche

01) Tonight (strumentale)
02) Petrolio (vocale)

03) Calanchi (strumentale)
04) Notte di sortilegi (vocale)
05) Fast fud (vocale)
06) Bocconiana (vocale)
07) Oil trip SS 598 (vocale)
08) Ruins (vocale)
09) Senza di te (strumentale)

10) Due derive (vocale)


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