Le figure mitologiche degli incubi e dei succubi

Le figure mitologiche degli incubi e dei succubi

Incubi

Originariamente, secondo il folclore romano, un incubo (dal latino incubare, “giacere sopra”) era un demone di aspetto maschile che giace sui dormienti[1], spesso donne[2], ma non solo, per trasmettere sogni cattivi e talvolta per avere rapporti sessuali[1]. Veniva anche associato, come nome secondario, a Fauno[1], insieme ad altri come Fatuus, Fatuclus e Inuus. Questi demoni erano raffigurati aventi in testa un berretto conico, che talvolta perdevano mentre folleggiavano. Colui che trovava uno di questi acquistava il potere di scoprire tesori nascosti[3].

Plinio il Vecchio nel passo 84 del XXX Libro della sua Naturalis Historia ne descrive i rimedi, offerti dalla medicina popolare, per tutelarsi da incubi ricorrenti: «[…] massaggi mattutini e serali fatti con un decotto di lingua, occhi, fiele e interiora di serpente, lasciato a raffreddare in vino e olio per un giorno e una notte.» Gli incubi continuano a essere presenti nelle leggende medievali dove la loro figura diventa più malvagia. L’incubo sottrae energia dalla donna con cui giace per trarne nutrimento, e nella maggior parte dei casi uccide la sua vittima o la lascia in pessime condizioni di salute. Una versione femminile di questo demone è chiamata succubo.

Durante la caccia alle streghe, l’ammissione di aver avuto rapporti sessuali con un demone o Satana era uno dei peccati per i quali le donne venivano uccise. Si riteneva che a volte gli incubi concepissero dei figli con le donne che possedevano; una delle leggende più famose di un tale caso è quella del mago Merlino, il famoso mago della leggenda di re Artù. Sembrerebbe che in alcune aree questo mito sia stato modificato sino a rendere l’Incubo protagonista di molte tradizioni locali, ma anche temuto personaggio notturno tutt’oggi; ovviamente i nomi sono stati cambiati e la sua stessa natura di demone spesso viene sostituita.

In Sardegna, in tempi non troppo remoti i pastori sostenevano l’esistenza di creature notturne capaci di “disturbare” chi dorme provocando inevitabilmente incubi. A volte, secondo queste credenze, assumono l’aspetto di esseri muniti d’artigli, quindi facilmente ricollegabili come aspetto a lupi o cani di proporzioni gigantesche, analogamente all’Ammuntadore sardo (il quale capita venga raffigurato in maniere differenti e spesso discordi tra loro); altre volte, però, assumono l’aspetto di folletti il cui unico scopo è custodire tesori e disturbare i dormienti (generalmente sedendosi sul loro petto impedendo una respirazione regolare) che, dopo essersi dimostrati pazienti nei loro riguardi, possono entrare in possesso di immense ricchezze[1]. La leggenda è stata ripresa dalla scrittrice Stephenie Meyer per la sua saga di Twilight: nella saga gli Incubi sono vampiri che seducono le donne prima di ucciderle. Dato che in genere si ritiene che la Meyer non si sia sufficientemente documentata e le sue conoscenze siano generiche, non è detto che la fonte diretta sia la mitologia e la leggenda qui citate o piuttosto la letteratura vampiresca (per esempio Carmilla di Sheridan Le Fanu e non solo, in cui di fatto il vampiro che attacca la vittima, donna o bambino, nel sonno, di fatto sta su di lui e gli preme addosso) o viceversa. Altre apparizioni moderne degli incubi si trovano in vari giochi fantasy come D&D e Magic, in cui assumono però l’aspetto di cavalli diabolici.

Succubi

Nelle leggende di Roma antica e poi del Medioevo, un succubo, o una succuba, (dal latino succuba, “amante”) è un demone di aspetto femminile che seduceva gli uomini (specialmente monaci) per avere rapporti sessuali, soggetti/sottoposti alla volontà del succubo.

Secondo la leggenda i succubi assorbivano l’energia dell’uomo per alimentarsi, spesso portando alla morte l’indemoniato. Secondo altre versioni del mito, spingevano l’uomo al peccato con le loro tentazioni. Questa superstizione fu anche una spiegazione medievale per le incontrollate eiaculazioni notturne (polluzioni) che capitavano ai giovani in età pre-adolescenziale.

Secondo il Malleus Maleficarum o “Martello delle streghe”, i succubi giacevano con gli uomini, fino a sfinirli, per poterne raccogliere il seme, che poi avrebbero utilizzato gli incubi per fecondare le donne: “Nel compiere l’atto sessuale i demoni maschi sono Incubi e le femmine Succubi, e questo è giudizio comune di tutti i filosofi di tutti i tempi ed è comprovato dall’esperienza delle nazioni”. La tradizione demonologica sosteneva che i demoni pur avendo il potere “che è nei fianchi, e il suo vigore nei muscoli del ventre”, non potessero procreare gli uomini per mancanza del seme. La finalità ultima di questa pratica non è mai stata chiarita. Si supponeva però che le creature così concepite fossero più sensibili alle influenze del demonio.

Nel Malleus, nella parte del trattato in cui si affronta la questione procreativa, gli autori sostengono:

« Noi diciamo pertanto tre cose: in primo luogo che questi diavoli commettono sconcissimi atti venerei non per godimento, ma per infettare l’anima e il corpo di coloro dei quali sono succubi o incubi; in secondo luogo che, con un atto simile, ci può essere una completa concezione o generazione da parte delle donne, perché i diavoli possono portare il seme umano nel luogo conveniente del ventre della donna e accanto alla materia qui predisposta e adatta al seme. (…) In terzo luogo, nella generazione di siffatte cose ciò che avviene attribuito ai diavoli è solo il moto locale e non la stessa generazione, il cui principio non è una della capacità del diavolo o del corpo da lui assunto ma di colui al quale appartenne il seme, per cui chi è generato non è figlio del diavolo ma di un uomo. »
(J.Sprengher e H.Kramer, Malleus Maleficarum, Parte 1, Questione III)

Secondo la tradizione demonologica, i succubi apparirebbero agli uomini sotto forma di giovani donne di enorme bellezza, capaci di ineguagliabili arti seduttive ed erotiche derivanti dalla loro natura diabolica.

Note

  1. ^ a b c d Incubo, in Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell’Enciclopedia Italiana, 15 marzo 2011.
  2. ^ Sant’Agostino d’Ippona, De Civitate Dei, XV,23: «Ed è notizia assai diffusa e molti confermano di averlo sperimentato o di avere udito chi l’aveva sperimentato che i silvani e i fauni, i quali comunemente sono denominati “incubi”, spesso sono stati sfacciati con le donne e che hanno bramato e compiuto l’accoppiamento con loro.».
  3. ^ Petronio Arbitro, Satyricon, 38: «Io non lo so per certo, l’ho solo sentito, ma gira voce che abbia rubato il berretto a Incubo e ci abbia trovato dentro un tesoro.».

Bibliografia

  • Quinto Orazio Flacco, Epodi, V,95.
  • Ambrogio Teodosio Macrobio, Somnium Scipionis, I,3,7.
  • Gaio Plinio Secondo, Naturalis Historia, XXV,4,30 XXX,10,84.
  • Sant’Agostino d’Ippona, De Civitate Dei, XXIII,23.


Categorie:Uncategorized, W10- Teatro classico e tradizione popolare - Classic Theater and Folk Tradition

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