Fisarmonica diatonica (organetto)

organetto

Fisarmonica diatonica (organetto)

La fisarmonica diatonica (colloquialmente detta organetto) è uno strumento a mantice.

Può essere definito il padre della fisarmonica, essendole precedente. È fornita di bottoni e suona contemporaneamente la melodia e l’accompagnamento.

È diffusa in tutto il mondo, in particolar modo nelle tradizioni popolari.

La fisarmonica diatonica è uno strumento musicale appartenente alla famiglia degli aerofoni (strumenti il cui suono è generato da un flusso d’aria) di tipo meccanico (l’aria è prodotta da un mantice) e provvisto di ance libere. L’ancia libera è una sottile linguetta di acciaio, fissata a un’estremità su una piastrina di ottone o alluminio forata in modo tale da consentire all’ancia di vibrare liberamente sotto il soffio dell’aria, producendo così il suono.

Ogni ancia è intonata su una nota musicale. La lunghezza e la larghezza della linguetta sono proporzionate all’altezza della nota: più acuta è la nota, più piccola è l’ancia e viceversa. Le ance sono montate su intelaiature di legno (somiere) fissate all’interno di due cassettine, anch’esse di legno, dotate entrambe di tastiera.

Una fisarmonica diatonica è caratterizzata da una tastiera melodica a bottoni, azionata dalla mano destra, nella quale le note sono ordinate per scale diatoniche (cinque toni e due semitoni). Le fisarmoniche diatoniche, nella parte destra, possono essere caratterizzate da una o due file di tasti, considerate verticalmente.

Qualora le file dei tasti siano tre, quattro o addirittura cinque, la definizione più tecnicamente corretta è di Fisarmonica cromatica bitonale, uno strumento nato dall’accumulazione di numerose modifiche all’organetto, da cui differisce non solo perché le file di tasti non sono più organizzate secondo scale diatoniche, ma anche perché timbrica e prassi strumentale cambiano radicalmente.

In Italia la fisarmonica diatonica maggiormente diffusa è quella a due file e otto bassi. Le due scale diatoniche alla mano destra sono SOL e DO (si dice infatti “organetto in SOL DO”). In altre nazioni le scale diatoniche che si sono affermate come standard sono diferenti: ad esempio RE/SOL nel Regno Unito e DO/FA nei Paesi Bassi.

Gran parte delle fisarmoniche diatoniche sono strumenti bitonici: ciò significa che ciascun bottone emette nota diversa quando il mantice viene compresso anziché tirato. Esistono tuttavia anche strumenti unitonici (che emettono la stessa nota a prescindere dall’uso del mantice) e strumenti misti, in cui una delle due bottoniere è bitonica e l’altra unitonica.

Storia

La fisarmonica diatonica nasce a Vienna e si diffonde nell’Impero austriaco[1] e in Francia dopo il 1830. Verso la metà dell’Ottocento la cittadina di Castelfidardo, nelle Marche, diventa il centro propulsivo e produttivo italiano, fino a quando nel ‘900 occuperà un ruolo di assoluto rilievo internazionale. Presente inizialmente in ambiente colto, la fisarmonica si diffonde grazie alla praticità, al suono melodioso e alla possibilità di essere uno strumento completo dal punto di vista musicale, permettendo di suonare senza la presenza di altri strumenti.

In Italia,è diffuso soprattutto nel centro in particolare nel Reatino, dove l’organetto è lo strumento protagonista nelle numerose rassegne dove i musicisti di ogni età si esibiscono e si sfidano in piazza con brani virtuosi e melodici di musica moderna o popolare, riscuotendo sempre approvazione da parte di un pubblico differenziato. Inoltre, lo strumento trova quasi sempre impiego nelle numerosissime orchestre da ballo presenti nella provincia di Rieti attraverso un repertorio virtuoso e popolare. Nel Sud (in Abruzzo dove la diffusa versione con soli due bassi è chiamata ddù botte, in Puglia e Calabria dove questa fisarmonica viene usata per l’esecuzione di pizziche e tarantelle), è utilizzata anche in Sardegna dagli anni ’20 per accompagnare i balli Sardi e, al nord-ovest, nelle vallate alpine occitane. In Friuli sono diffusi gli organetti bitonici a tre o più file (che, come detto precedentemente, assumono il nome di fisarmonica diatonica), presenti anche nelle vicine Slovenia e Austria ed in particolare derivati dalla tradizione austriaca.

Anche in Sardegna questo strumento ha avuto una notevole diffusione, soprattutto nelle zone dell’interno. A partire dalla fine dell’Ottocento, periodo in cui si può datare l’arrivo dei primi esemplari nell’isola, ha infatti affiancato e in molti casi sostituito lo strumento fino ad allora più diffuso, le launeddas, forse a causa della sua maggiore versatilità, robustezza e semplicità d’uso.

La fisarmonica diatonica è molto utilizzata anche in Francia, in Svezia e in Germania. Gran parte di queste fisarmoniche vendute nel mondo sono prodotte in Italia; alcune fabbriche sono la Castagnari, la Paolo Soprani e la Giustozzi nelle Marche, la Verde in Piemonte. Anche in Spagna e soprattutto nei Paesi Baschi, è utilizzata un particolare tipo di fisarmonica diatonica (la trikitixa) che viene spesso prodotto in Italia appositamente per quelle regioni. In Louisiana (USA) viene utilizzata per suonare la musica cajun di origine francese.

È parte integrante e fondamentale della tradizione musicale in Irlanda. Anche se la fisarmonica diatonica tradizionale irlandese è organizzata su scale diatoniche, può suonare l’intero spettro cromatico, perché basata su due scale diatoniche (due file di tasti) poste a distanza di un semitono (e. SI/DO). Questa accordatura permette di avere tutte le note di una scala cromatica, ma in compenso richiede un cambio molto più frequente e improvviso della direzione del mantice. Le intonazioni più frequenti delle fisarmoniche diatoniche tradizionali irlandesi sono in Si/Do e in Do#/Re; raramente viene usata l’intonazione tradizionale inglese, non cromatica, in Re/Sol.

Note

  1. ^ Nel Regno Lombardo Veneto la fisarmonica diatonica era chiamata armonica a mantice. Ce ne dà testimonianza inequivocabile don Giuseppe Greggiati nel suo Metodo per l’Armonica a Mantice (manoscritto nel 1842 e ora conservato nel Fondo Musicale Giuseppe Greggiati a Ostiglia nel mantovano) là dove a pagina tre scrive: circa l’anno 1833 fu portato da Vienna in Lombardia un nuovo Strumento da fiato a mantice, chiamato… dai francesi Accordéon e da noi Italiani Armonica.

Bibliografia

  • Attilio Amitrano (a cura di), Metodo per l’Armonica a Mantice di Don Giuseppe Greggiati del 1842, Mori (TN), La Grafica, 2012.
  • Attilio Amitrano (a cura di), Metodo per l’Armonica a mantice di don Giuseppe Greggiati, Mori (TN), ed. La Grafica (2016), vol. 2, Pezzi musicali di vario genere – Terza parte (integrale).

Fonte: Wikipedia



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