Elementi di grammatica e sintassi della musica

Elementi di grammatica e sintassi della musica

Grammatica

La Musica può essere definita, come l’Arte dei Suoni attraverso la quale si esprime un tipo di Linguaggio Universale. Esso è composto da Segni e Simboli, i quali vanno tradotti in significati comprensibili. Da qui nasce la necessità dello studio teorico-pratico, imprescindibile per poter leggere, scrivere e suonare. La Musica riunisce in se, elementi strettamente teorici, e suoni veri e propri, ma non tutti i suoni possono essere considerati Musica. Per essere definita Musica sarà necessario che si verifichino determinate caratteristiche.

Suono

Vibrazione acustica che determina uno stimolo del senso dell’udito, il suono viene prodotto da un’onda sferica generata dalla compressione e dall’espansione del mezzo di propagazione. Le caratteristiche acustiche sono:

  1. altezza, dipendente dalla frequenza dell’onda, misurata in Hertz (Hz): è la qualità che permette di distinguere suoni acuti da suoni gravi e viceversa. Più la frequenza di un’onda sonora è elevata e più percepiremo il suono acuto, mentre più essa è bassa e più il suono risulterà grave.
  2. intensità è legata all’ampiezza dell’onda ed è misurata in decibel (decibel), è il carattere che distingue i suoni in deboli o forti. Praticamente è il volume del suono. Dipende dalla forza con cui i corpi sonori vengono eccitati e dalla distanza dell’ascoltatore dalla fonte sonora. La psicoacustica definisce volume la grandezza che misura la percezione dell’intensità musicale.
  3. timbro, quella particolare qualità del suono che permette di giudicare diversi due suoni con uguale intensità e altezza. Il timbro rappresenta, dunque, quell’attributo della sensazione uditiva che consente all’ascoltatore d’identificare la fonte sonora, rendendola distinguibile da ogni altra. Esso dipende dalla proporzione tra i diversi suoni armonici che costituiscono il suono e che determinano la forma dell’onda
  4. durata, è prolungamento del S. nel tempo, misurato in ore, minuti, secondi, ecc
  • La velocità del suono nell’aria è di circa 340 metri al secondo.
  • Il campo di udibilità, vale a dire la soglia di frequenza al di sotto e al di sopra della quale il nostro orecchio non riesce più a percepire suoni, è compresa tra 20 Hz e 20.000 Hz. Si dicono infrasuoni le frequenze più basse di 20 Hz e ultrasuoni quelle più alte di 20.000 Hz.
  • Il suono inoltre viene classificato come determinato se ha caratteristiche tali da permettere l’individuazione della frequenza e indeterminato se talmente ricco di armonici da rendere impossibile la percezione di quello fondamentale (che dà l’altezza).

Melodia e Armonia

La melodia è espressa con una successione di note ed è quindi caratterizzata da una sequenza di altezze sonore (note) disposte ritmicamente. In un brano musicale, la melodia è la struttura musicale più identificabile. Le melodie spesso sono costruite su scale musicali. Il contrappunto è lo studio della combinazione e sovrapposizione di melodie normalmente indipendenti.

Si può parlare di armonia quando due o più suoni, emessi simultaneamente, suonano (bene) insieme, anche se una melodia senza accompagnamento può comunque implicare un’armonia sottostante.

Pentagramma (o Rigo musicale)

Il primo e più importante elemento per poter leggere la Musica è il Pentagramma. Il Penta-(dal greco=cinque)e gramma- (dal greco linea) esso è l’insieme di cinque linee orizzontali e di quattro spazi vuoti. Attraverso questa rappresentazione grafica, le varie note vengono inserite negli appositi spazi vuoti oppure nelle linee. L’alternanza di line-spazio, e quindi l’inserimento delle note in tutti i livelli disponibili, da luogo al concetto di scala ascendente o discendente. La partitura musicale (o parte) è quindi un sistema grafico, attraverso il quale si leggono i nomi e le altezze dei suoni (o note). Essa può essere esemplificata attraverso il Pentagramma (per gli strumenti monodici), oppure attraverso l’Endecalineo (due Pentagrammi sovrapposti), per quanto riguarda gli strumenti polifonici (Pianoforte, Arpa, ect.)

Music.a.550px staff 1.PNG

Le Chiavi Musicali

Il secondo elemento in ordine di importanza è la Chiave Musicale, essa è un simbolo che viene posto all’inizio di ogni Rigo Musicale: Come nell’esempio precedente, la Chiave M. prende il nome di Chiave di Violino (o di sol), infatti il cerchio della chiave e la linea verticale che l’attraversa individuano una sola linea (la seconda, contando dal basso). La nota inscritta in questa seconda linea, prenderà il nome di Sol. Questa è la chiave più utilizzata, ma ce ne sono anche delle altre.

Tipologie di Chiavi

Le Chiavi Musicali sono ripartite in tre differenti tipologie:
L’insieme di tutte le chiavi musicali, prende il nome di Setticlavio, (o chiavi antiche), esse venivano usate anticamente ad uso principale delle voci (chiavi di Do) e degli strumenti (chiave di Sol e Fa).
L’Endecalineo (endeca=undici/lineo=linea) è l’insieme di 11 linee e 10 spazi, e rappresenta la sovrapposizione di due Pentagrammi. Esso da la possibilità a strumenti polifonici di poter rappresentare l’intera gamma sonora, soprattutto per ciò che riguarda l’estensione.

La Frazione Numerica

La Frazione Numerica è quel numero scritto subito dopo la Chiave Musicale, e deterimina i tempi e i valori di un brano. Il Numeratore è la cifra che indica il numero dei tempi presenti all’interno di ciascuna misura, mentre il denominatore (frazione) è il valore che si attribuisce a ciascun tempo. Nell’esempio a lato, possiamo capire che la frazione corrispondente a 4/4, il numeratore è 4, e il denominatore 1/4. Quindi 4 saranno i Tempi presenti in ogni misura, ed ogni Tempo equivarrà al valore di 1/4.

Misura

Ogni brano musicale è il risultato dell’insieme di più Misure (o battute), che combinate insieme tra loro, esprimono un significato melodico e armonico. La Misura è quello spazio di Pentagramma che va da stanghetta a stanghetta. Si chiamano stanghette quei segmenti verticali che tagliano il pentagramma.
Ogni misura poi, si divide in tempi e suddivisioni. I tempi sono determinati dal numeratore della frazione numerica (es. nel 2/4, ci sono due tempi), mentre le suddivisioni corrispondono alla metà di un tempo dato (es. nel 2/4, ci sono due tempi e quattro suddivisioni)

Unità di misura, tempo, suddivisione e durata

In gergo musicale, relativamente ai tempi e alle misure, si usano questo tipo di significati:

  • Unità di misura: è un valore che basta da solo a formare una misura. Esempio: nel tempo di 4/4 l’unita di misura sarà una semibreve (che vale 4/4).
  • Unità di tempo: è un valore che basta da solo a formare un tempo della battuta. Esempio: nel tempo di 3/4 l’unita di tempo sarà una semiminima (1/4).
  • Unità di suddivisione: è un valore che basta da solo a formare una suddivisione. Esempio: nel tempo di 2/4 l’unita di suddivisione di 1º grado, corrispondente alla croma (1/8).
  • Unità di durata: a differenza degli altri questo valore non dipende dal tempo della misura. È un valore che viene deciso dall’esecutore o dall’autore di un brano per impostare il metronomo. Esempio: se all’inizio di un brano si trova: “Ottavo = 120”, significa che bisogna impostare il metronomo a 120 colpi al minuto e ogni colpo varrà un Ottavo (croma, 1/8).

Le Note Musicali

Le Note M. sono dei segni che identificano un suono, la sua altezza (o frequenza) e la sua durata. Esse sono composte da tre elementi;

  1. la Cediglia(o Coda);
  2. il Gambo;
  3. la Testa

La Testa della nota è un cerchio (che può essere vuoto o pieno), il Gambo è una linea verticale che parte dall’attaccatura della Testa, e la Cediglia è come una virgola unita all’estremità del Gambo (quando si trovano due o più note con la Cediglia, è usanza trasformarle in segmenti orizzontali. Sul Pentagramma, le note possono essere scritte in due modi diversi; tagliati da una linea, oppure trovarsi tra una linea e l’altra (spazio).

Esempio di note inscritta sulla linea oppure inserita in uno spazio

Regola per scrivere le note

Nell’ambito di un Pentagramma, tutte le note che occupano una posizione inferiore alla terza linea (contando dal basso verso l’alto), verranno scritte con il Gambo in su (alla destra della nota, N. 1). Tutte le note che occupano una posizione superiore alla terza linea, verranno scritte con il Gambo in giù (alla sinistra della nota, N. 2). Questa regola è stata introdotta per limitare, in questo modo, l’altezza del Gambo delle note, all’interno del Pentagramma, evitando così, di confondere la scrittura.
Rispetto alla collocazione nel Pentagramma, ogni nota prenderà una diversa altezza a seconda che venga posta in alto o in basso. Le note acute (o alte) si troveranno in prossimità della V linea, per proseguire anche sopra il Pentagramma. Le note gravi (o basse) si troveranno in una posizione al di sotto della I linea. La diversa collocazione delle note, da luogo quindi, ad una diversa frequenza vibrazionale delle stesse e viceversa.

Nota lunga e progressivamente sempre più corte

Pausa lunga e progressivamente sempre più corte

La durata di una nota e quindi, il suo valore, viene stabilito dalla forma e in base alle combinazioni tra i gambi e le ceviglie delle note. Al valore di ogni nota, corrisponde un analogo valore di pausa, dato che la Musica è l’insieme armonico di note e pause, eseguite in un dato tempo. Le Pause sono definibili come i silenzi che si possono trovare tra una o più note. Graficamente vengono scritte in maniera diversa.

Figure e Valori

Si chiamano Figure quei segni che comunemente chiamiamo “Note” e si differenziano nella forma e quindi nel valore. I Valori sono quei numeri (attribuiti sotto forma di frazione) che rappresentano la durata di ogni Figura. Attualmente esistono 7 Figure musicali con i relativi Valori e Pause, oltre alle combinazioni di Figure e Punti.
Le diverse figure musicali sono:

  • Music-wholenote.png: l’unità di misura più grande è l’intero. La figura è chiamata semibreve e può avere il valore anche di 2/2, 4/4, 8/8 e 16/16
  • Music-halfnote.png: la minima esprime una durata della metà rispetto all’intero e può anche valere 2/4, 4/8 o 8/16
  • Music-quarternote.png: la semiminima esprime una durata di metà rispetto alla minima, quindi di un quarto dell’intero, oppure di 2/8 o 4/16
  • Music-eighthnote.png: la croma esprime la metà della durata della semiminima, quindi di un ottavo dell’intero, oppure di 2/16
  • Music-sixteenthnote.png: la semicroma esprime una durata di un sedicesimo dell’intero
  • Music-thirtysecondnote.png: la biscroma esprime una durata di un trentaduesimo dell’intero
  • Music-sixtyfourthnote.png: la semibiscroma esprime una durata di un sessantaquattresimo dell’intero

I sopra descritti Valori, stanno tra loro in rapporto di PROGRESSIONE GEOMETRICA INVERSA, il che significa che ad ogni passaggio dal livello superiore a quello inferiore, i valori sono dimezzati.

L’intero viene suddiviso in sottomultipli sempre più piccoli, in questo caso, fino alle trentadue biscrome di cui è composto:

Solfege subdivision des temps.svg

Le Pause sono dei segni che rappresentano un Valore di silenzio, che deve essere rispettato, e che viene posto tra una o più Note. Ad ogni Figura musicale, corrisponde una relativa Pausa, così come indicato nello schema in basso:

La Legatura

La Legatura è un segno (a forma di semicerchio) che unisce due o più note. Esistono tre tipologie di legature:

  • la Legatura di Valore che unisce due o più note della stessa altezza
  • la Legatura di Portamento che unisce due o più note di diversa altezza
  • la Legatura di Frase che unisce tutte le figure all’interno di una Frase musicale

La Legatura di Valore ottiene l’effetto di sommare i valori, delle note interessate (una Figura del valore di 2/4, unita ad una di 1/4, da luogo ad un’altra Figura del valore di 3/4, ect.).

La Legatura di Portamento invece, non ha alcun effetto sui valori, ma riguarda le articolazioni fra le note. In presenza di questo tipo di Legatura, le note verranno eseguite il più strettamente possibile, senza minime interruzioni di suono.
La Legatura di Frase ha lo stesso effetto di quella di Portamento, ma la sua durata, abbraccia, di solito 4 Misure, (corrispondenti ad una Frase musicale).

Il Punto di Valore

Il Punto di valore è quel segno che, posto a destra di una nota, allunga la stessa, di metà del suo valore. Venne introdotto per ottemperare alla mancanza dei valori da 3. Si trovano punti semplici, punti doppi e punti tripli. Il punto semplice vale la metà della nota, il punto doppio, metà del primo, e il punto triplo, metà del secondo. (es., con tre punti dietro ad una minima dal valore di 2/4, il primo punto varrà 1/4, il secondo 1/8, e il terzo 1/16).

Il Tempo e il Metronomo

Il Tempo è un termine che ha diversi significati, a seconda dell’argomento trattato. Dal punto di vista metrico, il tempo è riferito alla misura e alla frazione numerica. Infatti, come abbiamo visto, la frazione numerica indica nel suo numeratore, il numero di tempi presenti in ogni misura, e il denominatore il valore da attribuire a ciascuno di essi. La classificazione dei tempi è l’altro ambito dove si usa questo termine, a proposito di tempi semplici e tempi composti. Il tempo può indicare anche l’andamento o indicazione agogica (Adagio, Andante, Allegretto, Allegro, etc.)posta all’inizio di un brano, nonché, indicazione del metronomo.
Il Metronomo è un mezzo meccanico o elettronico, che serve a scandire il tempo, al fine dello studio musicale. Esso si basa sulla tencica dell’orologio a doppio pendolo, inventato dall’orologiaio di Asterdam, Dietrich Nilolaus Winkel, poi modificato e brevettato da Johann Nepomuk Malzel nel 1816, in modo tale da ottenere anche l’effetto sonoro (oltre a quello visivo ideato da Winkel). Se fissiamo un numero metronomico a 60=semiminima, significherà che in un minuto si dovranno eseguire 60 semiminime, oppure una al secondo.

 

Indicazione Numeri di metronomo
Grave 40 – 44
Largo / Larghetto 44 – 50
Lento / Adagio 50 – 60
Andante / Andantino 60 – 80
Moderato 80 – 100
Allegretto / Allegro 100 – 126
Vivace 126 – 144
Presto / Prestissimo 144 – 208

All’inizio di ogni brano musicale (in alto a sinistra), viene indicato il tempo metronomico, valido normalmente per tutta la durata dell’intero brano. Nell’esempio di Mozart Excerpt K33 MozartExcerptK331.svg

l’indicazione di Andante Grazioso e di croma a 120, ci dice di eseguire una croma ogni mezzo secondo, oppure una semiminima al secondo (infatti 120 è il doppio del secondo).

Segni d’Espressione

La Dinamica

In musica, il termine dinamica concerne la gestione delle intensità sonore (piano, forte, e tutte le gradazioni superiori e interne) con le quali il compositore intende che il suo brano sia eseguito, e che normalmente annota in partitura.Generalmente la dinamica viene annotata (si veda la voce semiografia) sotto il pentagramma con apposite sigle in carattere corsivo, più precisamente chiamate segni di espressione oppure segni dinamici. Esse sono, dalla minima alla massima dinamica: ppp (più che pianissimo), pp (pianissimo), p (piano), mp (mezzopiano), mf (mezzoforte), f (forte), ff (fortissimo), fff (più che fortissimo). Eccezionalmente possono comparire pppp e ffff. Il cambiamento di dinamica può essere improvviso (talvolta indicato esplicitamente con la sigla sub. – subito) oppure progressivo. In questo caso si usano espressioni testuali come cresc. (crescendo, aumentando il volume) e dim. (diminuendo), talvolta accompagnate da poco a poco. Spesso si preferisce notare delle “forcelle”, ovvero coppie di linee orizzontali che si allontanano (dipartendosi da un punto indicano un crescendo) o si avvicinano (chiudendosi in un punto indicano il diminuendo).

L’Agogica

L’agogica (voce dotta dal tardo greco αγωγικός agogikόs, aggettivo di αγωγή agogé “condotta, movimento”) è il complesso delle leggere modificazioni dell’andamento apportate ad un brano musicale durante la sua esecuzione per ragioni squisitamente interpretative.

Il termine fu introdotto nella moderna terminologia musicale da Hugo Riemann, dove sta ad indicare anche la disciplina che studia il fenomeno.

Le alterazioni del valore delle note e delle pause che costituiscono l’agogica spesso non sono indicate nel testo musicale, o lo sono in modo generico, come nel caso del rubato. Anche indicazioni più precise, come accelerando, rallentando, stringendo e ritardando, lasciano all’esecutore un ampio margine di discrezionalità.

Le variazioni agogiche sono distinte da quelle dinamiche, che consistono nelle variazioni delle intensità sonore. Tuttavia, i due parametri sono spesso abbinati e interagiscono variamente, tanto nella pagina scritta, quanto nel momento dell’esecuzione.

Segni d’Articolazione

Il termine indica il modo in cui i suoni di un brano musica sono concatenati tra loro, sia quando sono uniti (vedi Legato) che quando sono separati (vedi Staccato).

Le più importanti forme d’Articolazione, si possono distinguere in:

1) Legato semplice, quando due o più note sono racchiuse sotto il segno di Legatura di Portamento o di Frase. In questo caso, l’esecuzione delle note successive alla prima, deve avvenire senza alcuna discontinuità di suono:

Liaison legato.png

2) Staccato legato, oppure legato sotto staccatura, quando sopra due o più note racchiuse sotto il segno di legature di Portamento o di Frase, sono presenti dei puntini. In questo caso è presente una minima variazione di suono tra una nota e l’altra:
3) Staccato, quando le note sono libere da segni, in questo caso,la variazione tra un suono e l’altro è leggermente più percettibile, rispetto allo Staccato legato:
4) Staccato corto, quando le note non hanno segni di legature ma presentano dei puntini sopra la testa, in questo caso la discontiniutà tra una nota e l’altra è più evidente, tanto che si percepisce il valore di ciascuna nota, come corrispondente a circa la metà dalla sua durata:
5) Staccato cortissimo, quando le note presentano dei triangolini neri rovesciati, posti sopra la testa, in questo caso la discontiniutà tra una nota e l’altra è massima, tanto da riuscire a percepire soltanto il valore di 1/4, rispetto al valore reale delle note:

Le Alterazioni

Le Alterazioni sono dei segni che servono ad alzare o abbassare l’altezza (o frequenza) delle note. Essi sono divisi in:
1) Diesis ( ♯ {\displaystyle \sharp } {\displaystyle \sharp })che alzano le note di un semitono ascendente;

2) Bemolli ( ♭ {\displaystyle \flat } {\displaystyle \flat }) che abbassano le note di un semitono discendente.

Per riportare le note al suo stato naturale, viene usato un segno che si chiama Bequadro ( ♮ {\displaystyle \natural } {\displaystyle \natural }), esso annulla l’effetto sia dei diesis che dei bemolle.

Per alzare o abbassare l’altezza delle note di 1 Tono, vegono usati i doppi segni del:
3) Doppio diesis ( ♯ ♯ {\displaystyle \sharp \sharp } {\displaystyle \sharp \sharp }, o più correttamente ‘×’) per alzare le note di 1 tono;

4) Doppio bemolle ( ♭ ♭ {\displaystyle \flat \flat } {\displaystyle \flat \flat }) per abbassare le note di 1 tono.

In questo caso, per riportare queste note alterate doppiamente, al loro stato naturale, si usa il segno del Doppio bequadro ( ♮ ♮ {\displaystyle \natural \natural } {\displaystyle \natural \natural }).

Le Alterazioni, vegono poi suddivise in due distinte categorie, in base alla durata del loro effetto sulle note, si dinstiguono:

a) Alterazioni Fisse o Costanti, le quali vegono poste subito dopo la Chiave e il loro effetto perdura per l’intero brano musicale;

b) Alterazioni Transitorie o momentanee, le quali si possono trovare all’interno delle misure di un brano, ed hanno la loro efficacia soltanto nell’ambito della misura in cui sono poste. Se viene alterara la prima nota di una misura, è sottinteso che tutte le altre note uguali all’interno della stessa, siano ugualmente alterate.

I Tempi

I Tempi sono l’elemento metrico che differenzia i vari brani tra di loro. Essi si dividono in 2 grandi categorie:

1) I Tempi Semplici

Binari : (o tempi a due) – 2/1 (due interi) – 2/2 (due mezzi) – 2/4 (due quarti) – 2/8 (due ottavi)
Ternari : (o tempi a tre) – 3/1 (tre interi) – 3/2 (tre mezzi) – 3/4 (tre quarti) – 3/8 (tre ottavi)
Quaternari : (o tempi a quattro) – 4/1 (quattro interi) – 4/2 (quattro mezzi) – 4/4 (quattro quarti) – 4/8 (quattro ottavi)
Quinari : (o tempi a cinque) – 5/2 (cique mezzi) – 5/4 (cinque quarti) – 5/8 (cinque ottavi)
Settenari : (o tempi a sette) – 7/2 (sette mezzi) – 7/4 (sette quarti) – 7/8 (sette ottavi)

Dai tempi semplici si ricavano i Tempi Composti, derivati dalla moltiplicazione di ogni tempo semplice per una frazione fissa, che è 3/2. Infatti, mentre i tutti i tempi semplici hanno divisioni binarie (relativamente a ciascun tempo), i tempi composti hanno suddivisioni ternarie.
2) I Tempi Composti

Binari : 6/2 (sei mezzi) – 6/4 (sei quarti) – 6/8 (sei ottavi) – 6/16 (sei sedicesimi)
Ternari: 9/2 (nove mezzi) – 9/4 (nove quarti) – 9/8 (nove ottavi) – 9/16 (nove sedicesimi)
Quaternari : 12/2 (dodici mezzi) – 12/4 (dodici quarti) – 12/8 (dodici ottavi) – 12/16 (dodici sedicesimi)
Quinari : 15/4 (quindici quarti) – 15/8 (quindici ottavi) – 15/16 (quindici sedicesimi)
Settenari : 21/4 (ventuno quarti) – 21/8 (ventuno ottavi) – 21/16 (ventuno sedicesimi)

Sintassi

Per lungo tempo è stato il paradigma del linguaggio a dominare la concezione e la teoria della musica soprattutto in funzione dell’apprendimento della composizione. Alcune caratteristiche della composizione, tra cui soprattutto le particolarità stilistiche della composizione del periodo detto “classico” (metà XVIII – inizio XIX secolo), hanno condotto all’idea di una estrema somiglianza della musica con il linguaggio e all’applicazione alla musica di determinati princìpi strutturali derivati dalla grammatica e dalla sintassi. Così se la grammatica della musica consiste nella descrizione e nell’insegnamento degli elementi basilari (le note, le altezze, il ritmo, il timbro ecc.) la sintassi si occupa della composizione concreta, e descrive la musica al livello della sua costruzione formale. A questo proposito molti teorici (a partire dalla seconda metà del XIX secolo e poi soprattutto nel XX secolo) hanno coniato e poi sistematizzato una terminologia specifica che si rivela estremamente utile per la descrizione e l’analisi musicale di un repertorio particolarmente ampio. Questo tipo di analisi – che ha il suo punto di riferimento nella scrittura musicale più che nell’esperienza dell’ascolto – si basa sostanzialmente sul procedimento della suddivisione formale e sulla descrizione delle parti di una composizione; solo in un secondo momento si rivolge alla funzione che le singole parti svolgono nel decorso complessivo. Riformulata e sistematizzata all’inizio del XX secolo entro la scuola di Schönberg, la “dottrina delle forme” (ted. “Formenlehre”) si fonda in particolare su alcuni concetti che denominano e descrivono le unità del discorso musicale a tutti i livelli, cioè dal più piccolo inciso sintattico alla più ampia sezione formale.

Motivo

Con questo concetto si intende la più piccola unità sintattica rilevabile nell’analisi di una composizione: per essere individuato come un “motivo” un inciso sintattico deve svolgere una precisa funzione all’interno della composizione, dunque essere ricorrente nella sua veste ritmica (come successione definita e caratteristica di durate) e/o melodica (come successione definita e caratteristica di intervalli). In un certo senso motivo è ciò che guida il principio del movimento musicale, rappresentando il “motore” (“motivo” deriva dal latino “movere”) della composizione, l’elemento che per la sua brevità e per il suo carattere di riconoscibilità può più facilmente rendersi autonomo, svincolarsi dal contesto in cui si è mostrato la prima volta, prestarsi a una “elaborazione” e in questo modo creare una logica, una continuità nella composizione. Ogni unità sintattica più ampia è sempre in ultima istanza riducibile a uno o più motivi e alle loro immediate modificazioni.

Frase / Periodo

Questi due concetti si definiscono per differenza. La loro distinzione è sottomessa a vincoli di natura storica e a un primo livello (quello per cui la distinzione è stata coniata) serve soprattutto a orientarsi nel repertorio tonale. I motivi si strutturano e si compongono in unità più ampie, la cui articolazione, nell’ambito del repertorio tonale, fa capo a queste due strutture sintattiche fondamentali. La frase è un inciso comprendente uno o più motivi, che si estende per alcune battute (generalmente si parla di 4 battute, per la maggiore frequenza nel repertorio barocco, classico ma anche romantico), compiendo un percorso armonico che dalla tonica di una determinata tonalità conduce alla sua dominante, sulla quale si conclude. Il periodo, composto da due (o più) frasi, è un inciso sintattico più ampio (si considera forma base quella di 8 battute, composto da 2 frasi di 4 battute), che dal punto di vista armonico compie un percorso più lungo e articolato: dalla tonica di una certa tonalità conduce prima alla dominante (prima frase) per poi tornare dalla dominante verso la tonica (seconda frase), sulla quale il periodo si conclude. Da un punto di vista sintattico è come se la frase terminasse in una posizione di sospensione e di tensione tale da richiedere una continuazione, come se terminasse con una virgola, con un punto e virgola o al limite con un punto interrogativo, mentre il periodo prosegue fino al raggiungimento di un punto fermo, in una posizione di riposo tale da non esigere una continuazione.

La distinzione tra frase e periodo può facilmente guadagnare applicabilità anche a repertori non strettamente di ambito tonale, attraverso un chiarimento dei suoi princìpi di fondo e anche al di là della terminologia specifica. I due tipi di unità sintattica individuano infatti una differenza tra apertura (la frase) e chiusura (il periodo). Ogni inciso sintattico “aperto”, che si rivela in qualche modo incompiuto e bisognoso di continuazione (o conclusione) può essere avvicinato alla frase, anche al di fuori del sistema tonale. Viceversa il periodo sarà un inciso “chiuso”, concluso, che di per sé non richiede una continuazione perché risolve compiutamente le sue (eventuali) tensioni e raggiunge una posizione di distensione, di riposo. In tutti questi casi possiamo anche abbandonare la terminologia tradizionale, e distinguere semplicemente “strutturazione chiusa” (o “rigida”) e “strutturazione aperta” (o “sciolta”), senza necessariamente fare riferimento ai princìpi tonali strettamente intesi, che sono più legati alla distinzione terminologica originaria tra frase e periodo.


BIBLIOGRAFIA

Dizionari e lessici

Dizionario Enciclopedico Universale della Musica e dei Musicisti, diretto da A. Basso, 13 voll., Torino, Utet, 1983-1990

Die Musik in Geschichte und Gegenwart, 21 voll. (in corso di stampa), a cura di L. Finscher, Kassel – Basel ecc., Bärenreiter, Metzler, Stuttgart – Weimar, 1994 sgg.

The New Grove Dictionary of Music and Musicians, a cura di S. Sadie, 29 voll., London, Macmillan, 2000

LESMU – Lessico musicale italiano, diretto da F. Nicolodi e P. Trovato, CD-ROM di prossima pubblicazione (dizionario storico dell’italiano della musica e della critica musicale dal 1492 al 1960; per una descrizione dettagliata cfr. http://www.disas.unifi.it/ricerche/Lesmu/ )

Enciclopedie e miscellanee di saggi

Neues Handbuch der Musikwissenschaft, 13 voll., a cura di C. Dahlhaus, poi H. Danuser, Laaber, Laaber, 1980-1995

Enciclopedia della musica, 5 voll., diretta da J.-J. Nattiez con la collaborazione di M. Baroni, M. Bent e R. Dalmonte, Torino, Einaudi, 2001-2005

Storia della musica

The New Oxford History of Music, 10 voll., London, Oxford University Press, 1957-73/1990 sgg.

Storia della musica, a cura della Società Italiana di Musicologia, 12 voll. Torino, Edt, 1979/1991.



Categorie:K01- Linguaggio musicale di base - Basic Music Language

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